Prima Pescara

Gli abruzzesi del 450 a.C. – II^ parte.

800px-06_-_Piceni_et_Vestinorum,_Pelignorum,_Marrucinorum;_ac_Frentanorum_agri_descriptio,_1624_-_Philip_ClüverNel 1819, grazie all'interessamento del Re Ferdinando I, l'abate Domenico Romanelli pubblicava la terza parte dell'Antica topografia istorica del regno di Napoli. Così lo ringraziava per avergli concesso di stampare il libro presso le stamperie reali.

"Io ne debbo render grazie incessanti alla clemenza del nostro ottimo sovrano Ferdinando I, che si è degnato di ordinare il proseguimento, nella reale stamperia a spese del suo tesoro. Quando i re si mostrano impegnati al progresso de' lumi, ed all'avanzamento delle lettere, si può dire che quel filosofo, che allora i regni divengono felici, ed i popoli avventurati."

(L’immagine – Piceni et Vestinorum, Pelignorum, Marrucinorum; ac Frentanorum agri descriptio, è del 1624 – di Philip Clüvern edita in Italia antiqua, Lugduni Batavorum, Elsevier, 1624)

Nel corso della sua opera, l'abate Romanelli si sofferma con chiarezza sulla descrizione dei fatti che portarono a conoscenza della storia, dei popoli Sannitici.

"La storia de Frentani incomincia a comparire fin dacchè furon essi soggiogati, e vinti da Romani. Se questi non avessero portato le armi alle nostre regioni, gli storici romani non ne avrebbero affatto parlato, e noi oggi nulla sapremmo delle loro forze, e della loro costituzione. Vi fu bisogno adunque di porgere il piede alle catene per dare un nome all storia".

Riguardo ai caratteri psico somatici delle popolazioni che abitavano il tratto dalla Maiella all'Adriatico, è ancora Tito Livio che ci viene in soccorso. Descrivendo un passo in cui si narra della disfatta di Cartagine contro Annibale, lo storico romano evidenzia che rimasero fedeli (senza che lasciassero le romane insegne) solo i popoli Frentani, Peligni, Marsi, Marrucini ed i Vestini.

Dice Livio "Questa costanza mostrata de' Frentani in mezzo a disastri della guerra li caratterizzò, come gente incapace a mancar di fede".

Fieri ed orgogliosi, affidabili, erano divisi in piccole repubbliche. Ma il gruppo etnico che analizziamo in questo articolo è quello dei Vestini. I primi abitanti di Castellammare. (Ricordiamo che gli abitanti di Pescara era Marrucini).

La regione di influenza confinava con il popolo dei Marsi e si estendeva lungo le sponde del fiume Aterno-Pescara fino agli appennini.

Il nome Vestini, che è stato desunto dalle iscrizioni rintracciate su monili e monete, deriva dalla dea del focolare Vesta. A Penne, fuori dal convento, ai primi dell'800 era possibile leggere proprio questa iscrizione. Inoltre il nome proprio Vesta era comune a molte donne. Così come rilevato dai corredi funebri rintracciati all'interno delle tumulazioni. (dichiarava lo storico Chietino Nicolò Toppi del 1647).

I Vestini appartenevano al ceppo Osco-Umbro, lo storico Strabone li descriveva infatti, come nati dallo stesso lignaggio con usi promiscui, stessa forma di governo e riti religiosi uniformi.

Questo popolo venne alla ribalta degli annali della storia quando, nel 430, mediante un'alleanza con i Sanniti, atterrì il popolo ed il Senato romano. Il Senato allora, creò Consoli Giunio Bruto e Furio Camillo. Poichè questi erano popoli federati e potenti.

Il Senato Romano era quindi spaventato dalla potenza militare e dalle risorse dei Vestini e dei loro federati, tanto da dichiarare una guerra preventiva, al fine di scongiurare altre federazioni che avrebbero accresciuto la minaccia.

Il Console Giunio Bruto fu incaricato della spedizione contro i Vestini e, dopo diverse battaglie (di cui una sola in campo aperto) uscì vittorioso sottomettendo definitivamente, ma con grandi perdite anche per i romani, il popolo dei Vestini. Da quel momento in poi, anche per la situazione demografica e per l'economia del territorio, i Vestini furono fedeli alleati dei romani, senza mai venir meno ai patti. Tanto che con l'avanzata di Annibale gli "Abruzzesi" inviarono un contingente di 24.000 fanti e 4.000 cavalieri. Il poeta Silio Italico, in un suo poema, descriveva i Vestini come vestiti con pelli di orso, di cui i loro boschi erano pieni. Infatti risultavano essere ottimi cacciatori, avvezzi alla caccia delle fiere. Molto abili anche con la fionda con cui potevano colpire anche un uccello in volo.

Il resto in un prossimo articolo.

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