Prima Pescara

Gli abruzzesi del 450 a.C.

Storia degli abitanti dell'Abruzzo.

Parte prima: Ceppo Comune

amiternum

Vasta e fortunata è stata l'attività degli archeologi in Abruzzo. In particolare sono state riportate alla luce ricche necropoli dell'età pre-romana come Fossa, Campovalano, Celano ed altre. Si stima che i primi ritrovamenti risalgano fin all'età del Ferro (IX – metà VIII sec. a.C.).  Era infatti uso, delle popolazioni di circa 2.5oo anni fa, di inumare i defunti singolarmente in una tomba racchiusa da un circolo di pietre le quali delimitavano un ulteriore tumulo di pietre e terra. All'interno delle tombe venivano poste anche suppellettili, armi o attrezzi che avrebbero accompagnato il deceduto nel viaggio verso l'aldilà. Proprio lo studio dei corredi tombali e delle usanze di sepoltura dei defunti, hanno dato la possibilità, agli esperti, di mappare le zone di influenza delle diverse nazioni presenti sul territorio. Lo studio dell'era successiva, e della documentazione epigrafica (l'epigrafia è la scienza che studia i documenti iscritti in lingua madre),(che va dalla seconda metà dell'VIII alla fine del VII sec. a.C. e successivamente nell’età Arcaica agli inizi del VI sec. fino alla metà del V sec. a.C.) ha permesso di mappare definitivamente i confini d'influenza dei popoli abruzzesi. Il successivo rinvenimento degli scritti romani e greci hanno poi consentito di dare anche un nome a quelle popolazioni.

Infatti le uniche fonti storiche certe e documentate che ci sono pervenute, provengono dagli storici Romani e Greci. Solo grazie a Tito Livio (storia di Roma) , Strabone (Della Geografia - Tomo I) ed anche  Plinio il Vecchio (23-79 d.C. che nella "Naturalis historia" descrive la suddivisione amministrativa dell’Italia in 11 regiones, in cui Augusto, nel 7 d.C., con una riforma, delimitò le regioni italiche rispettando le suddivisioni etniche precedenti alla conquista romana e individua il territorio compreso tra Abruzzo, Molise e Lazio orientale, chiamato Sabina o Samnium), abbiamo potuto conoscere e comprendere la natura dei tanti ritrovamenti archeologici nelle terre d’Abruzzo.

800px-06_-_Piceni_et_Vestinorum,_Pelignorum,_Marrucinorum;_ac_Frentanorum_agri_descriptio,_1624_-_Philip_ClüverNel 1819, l’abate Domenico Romanelli, nel libro “Antica topografia istorica del Regno di Napoli” Vol. 3,  proprio riprendendo i classici della storia appena citati, così descriveva gli abitanti delle terre d'Abruzzo: “Dal Sannio ricco, e fecondo paese d’immensa popolazione uscirono, come da madre comune, i Vestini, i Marsi, i Peligni, i Marrucini, ed i Frentani.   (L'immagine - Piceni et Vestinorum, Pelignorum, Marrucinorum; ac Frentanorum agri descriptio, è del 1624 - di Philip Clüvern edita in Italia antiqua, Lugduni Batavorum, Elsevier, 1624)

"Per questa vantata progenie sannitica potevano i frentani ripetere le loro origini anche dei Sabini antichissimi padri de’ Sanniti, e riportare ad essi i loro usi, la loro religione ed i loro istituti”. Continua ancora l’abate Romanelli “Io son d’avviso però, che i popoli indigeni di tutto questo paese, qualunque sia stata la loro origine rimota, fossero stati della razza degli Osci, di cui, se tacciono le storie, abbiamo i più singolari parlanti monumenti."

Si pensa infatti, così come ipotizzato dall'Abate Romanelli che le popolazioni Sannitiche e Sabine avessero un ceppo comune, così come evidenziato dall'etnonimo safineis o safinime (etnonimo è il nome di un popolo e viene usato anche come sinonimo di etnico, potendo designare quindi il nome degli abitanti di un paese, di una regione o di una città - fonte wikipedia) e che proverrebbe dalla lingua comune del gruppo Osco, affine a quella degli Umbri. Gli studiosi hanno ipotizzato che questa radice comune possa provenire dall'usanza Sabina del ver-sacrum, secondo cui i giovani ventenni (tutti quelli nati nello stesso anno) venivano consacrati ad una divinità e spinti a fondare nuove città. In questo modo si sarebbero fondate le nuove comunità, popolate da abitanti provenienti dallo stesso ceppo, ma accomunate dalla consacrazione ad una divinità diversa da quella di provenienza. Vesta, dea del focolare, per i Vestini, Marte per i Marsi e i Mamertini e  il picchio (anch'esso sacro a Marte) per i Piceni e così via. Plinio il Vecchio ci fornisce una sorta di elenco dei Sabini: "Tra i Sabini gli Amiternini, gli abitanti di Cures Sabini, Forum Decii, Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Norcini, i Nomentani, i Reatini, i Trebulani, sia quelli soprannominati Mutuesci che i Suffenati, i Tiburtini, i Tarinati".

Riprendendo le fonti, ci rendiamo conto che le popolazioni che abitavano le regioni abruzzesi, e cioè Sanniti, Sabini, Marsi, Pentri, Petruzi, erano tra di loro unite e molto forti. Tito Livio le cita come un formidabile nemico di Roma, in forte espansione coloniale. Le fonti citano i Sabini/Sanniti perchè minacciavano da vicino i territori romani assediando la città di Capua e i territori campani. Pur avendo stretto un'alleanza con Roma, i Sanniti non la temevano, tanto da ignorare le richieste di Roma quando un'ambasceria di Capua, per convincere il senato ad intervenire in loro soccorso, si sottomise a quell'autorità . I romani allora si rivolsero ai loro alleati  Sanniti chiedendo di desistere dall'aggressione. Ma questi, forti militarmente, tanto quanto i romani , continuarono nella loro azione tanto da arrivare allo scontro.

Vale la pena di seguire gli avvenimenti così come li descrive Livio " e da questo punto si dovrà trattare di guerre più importanti sia per la potenza dei nemici coi quali si venne alle mani ....... si combattè contro i Saniti, gente valida in armi e ricca di mezzi; ...... Che imprese colossali! e quante volte si giunse quasi alla catastrofe ....... Alla guerra coi Sanniti, poi, i Romani, che erano legati con essi da amicizia e alleanza, furono trascinati non da cause intrinseche ma da cause esteriori" Il prosieguo della storia delle guerre Sannitiche verrà pubblicato in un prossimo articolo.  

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