Prima Pescara

I Trabocchi di Pescara

Ricordo nella mia infanzia un mare diverso, come molti di voi.
I moli guardiani del porto si profilavano verso il largo e, prima della costruzione moderna del porto turistico “Marina di Pescara” e della diga foranea, i Trabocchi erano immersi in acque alte e agitate. Da ragazzini scendevamo lungo la scogliera fino al ciglio delle acque, vicino alla risacca, per guardare da sotto il bestione. A volte si scorgeva un secchiello, altre volte era ormeggiata una piccola barca, placida, ad assaporare la corrente. Periodicamente la rete calava giù nel mare pescoso, e noi ragazzini rimanevamo a guardare, in trepidante attesa, per capire cosa fosse incappato nella rete. Poi dal trabocco usciva un lungo manico con un retino per tirar su il pescato.
Dal molo ho sempre cercato di sbirciare dentro, affascinato dalla macchina da pesca traballante, con poco successo. E ancora oggi, a volte, guardo dentro incuriosito.
Per le nuove generazioni, cresciute con il fondale del mare arido, con i marosi ritirati lontano dai Trabocchi, la magia delle macchine da pesca non ha più il fascino caratteristico della città marinara che cingeva il quartiere dei pescatori di “Borgomarino”. Ma questa tradizione resiste ancora con la “balena” ormai arenata e trasformata perlopiù in luogo di piacevole intrattenimento.
Purtroppo gli otto trabocchi del molo sud vennero demoliti verso la metà degli anni ’80 per far spazio al nascente Porto turistico. Oggi, in un ottica di tutela del patrimonio culturale locale ne avrei proposto l’integrale salvataggio, anche solo con la funzione di museo a cielo aperto della tradizione marinara.
Sul sito www.pescaranews.net il prof. Vito Giovannelli (mio insegnante di arte alle scuole medie) è risalito ai traboccanti della Marina Nord e Sud
… Tra gli operatori del mare, in attività a Castellamare e a Pescara tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, vanno ricordati i traboccanti di Castellamare: Federico Greco, Egidio Sciarra, Gino De Simone, Guglielmo Padovani e Attilio Giorgini. Quasi in simmetria costruttiva otto trabocchi erano posizionati lungo il molo sud, cioè a Pescara. Dei trabocchi costruiti sulla riva sud del fiume Pescara quattro erano grandi e quattro piccoli. Dei quattro grandi il più esterno era di Concezio D’Incecco detto “magnaove”. Degli altri tre, due erano stati costruiti da Alberto Di Giovanni, e uno da Giuseppe D’Incecco, detto “lu caine”.

I quattro trabocchi più piccoli, detti trabocchi quadrati per via della forma delle loro reti erano di Cesare Di Luzio detto “ventidù”, di Sabatino Pattara, detto “chicchinelle”, di Alberto Gagliardi e di Tommaso De Acetis. Quest’ultimo quando rimase senza trabocco, come mi racconta il nipote Giuseppe Rulli, si dedicò alla coltivazione di un pezzo di terra ubicato, in Pescara Porta Nuova, nelle adiacenze di via Bardet. …
Splendida ricostruzione riportata dal prof. Giovannelli a futura memoria.
Sull’enciclopedia Treccani trabócco (o trabucco) è indicato come … dal provenz. trabuc, der. di trabucar «riversare, far cadere dall’alto» … qualcuno asserisce invece che possa derivare da Trabocchetto. Il termine trabocco deriva direttamente dal dialetto ‘travocche’. d’Annunzio, nel “Trionfo della morte” lo descriveva “la grande macchina pescatoria composta da tronchi scortecciati, di assi e gomene, che biancheggiava singolarmente, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”.
Il Trabocco non è altro che una sorta di palafitta sormontata da una base, detta anche piattaforma, e da una bilancia, formata da una rete che si allontana dalla piattaforma tramite due bracci. Il tutto funziona mediante una serie di bozzelli che permettono di calare e issare la rete. Il tutto somiglia ai bighi di carico usati in campo navale.
Il legno di costruzione era solitamente il “Pino di Aleppo”, varietà presente in grande quantità sul nostro territorio. Il legno è particolarmente resistente ed elastico. Di conseguenza, con un po’ di manutenzione, un trabocco può durare decine e decine di anni.

La tecnica di pesca è detta “a vista”, infatti i Trabocchi sono sempre posizionati a ridosso delle scogliere, a cui si ancorano, e nelle cui vicinanze c’è transito di pesci (grazie alle correnti e alla risacca).
La caratteristica dello strumento di pesca è quella di poter essere usato durante tutto l’anno e in ogni condizione di tempo. Anche da persone, dette “traboccanti” non più abili alla navigazione da pesca. Proprio per la particolare peculiarità dello strumento la resa del pescato non è sufficiente alla vendita ma solo al sostentamento familiare.
Diverse sono le teorie sulla nascita dei Trabocchi, sicuramente vennero ideati sulla costiera adriatica per sfruttare al meglio la pesca da parte di popolazioni non capaci ad andare per mare.
sul sito www.abruzzonews.eu si può leggere un bello ed esauriente articolo sull’argomento.

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