Prima Pescara

LA RISERVA NATURALE GUIDATA SORGENTI DEL PESCARA: NATURA E BELLEZZA

LA RISERVA NATURALE GUIDATA SORGENTI DEL PESCARA: NATURA E BELLEZZA La tutela dell’ambiente attraverso la riscoperta del valore identitario, di Pierlisa Di Felice Direttore della Riserva Naturale Guidata Sorgenti del Pescara
Foto sorgenti Alberto Colazilli

Foto di Alberto Colazilli

Nello scrigno delle aree protette italiane  brilla un prezioso gioiello incastonato nel cuore dell’Abruzzo: la Riserva Naturale Guidata Sorgenti del Pescara.

Istituita con L.R. 57/86 si trova a Popoli (PE) ed è la più antica riserva della regione:  tutela  il più importante serbatoio  idrico sotterraneo dell’ Abruzzo e  ospita una biodiversità unica a livello non solo locale ma anche nazionale.

Qui vede la luce il fiume Pescara che emerge irruento e copioso dalle viscere della terra laddove  si consuma l’abbraccio tra la nuda roccia del Gran Sasso ed i verdeggianti declivi della Maiella: infatti l’acqua proveniente  dal grande acquifero di Campo Imperatore, incontrando l’ostacolo offerto dalla roccia impermeabile  della Maiella,   sgorga ai piedi del Colle di Capo Pescara. Numerose polle subalvee sgorgano sul fondo, dando  nuova e continua linfa a tale bacino che, con portata costante complessiva di 7000 l/s, rappresenta  dei più  importanti sistemi sorgentizi del centro nord Italia.

Anche l’acquifero del Sirente fornisce  un importante contributo al sistema sorgentizio.

Lo specchio d’acqua è la testimonianza relitta di un lago più vasto che, in tempi antichissimi, copriva tutta la Piana Peligna: il fiume Pescara, emissario dell’invaso, si aprì nel tempo un varco nelle Gole di Tremonti e il lago si svuotò lasciando questo meraviglioso angolo.

Il vincolo di tutela interessa una superficie di circa 50 Ha intorno alla quale si sviluppa una fascia di protezione di 86 Ha. Il cuore della Riserva è rappresentato dall’ambiente umido a cui fa decisamente da contrasto il colle Capo Pescara, calcareo e brullo.

Dalla netta dicotomia che si crea tra la rigogliosa ed intricata vegetazione della zona pianeggiante e la nuda asprezza del colle nasce il fascino dei luoghi.

Le specie floristiche censite sono circa 400. Nelle acque più profonde si rinvengono importanti entità ossigenanti sommerse, in rarefazione o scomparse in molti altri fiumi d’Italia: l’area protetta può pertanto rappresentare una vera e propria riserva biogenetica.

Tra il gorgoglio delle polle abbandondano mollemente i loro fusti al fluire delle acque i miriofilli, i ceratofilli, la Sedanina d’acqua nella sua forma sommersa, le numerose specie di brasche: la Brasca comune , radicata sul fondo, emerge in superficie con delle ampie foglie che si adagiano creando dei verdeggianti tappeti, la Lenticchia d’acqua leggiadramente e liberamente adagiata a pelo d’acqua si spinge fino al limitare del canneto.

Dove la terra degrada dolcemente nell’acqua cresce rigoglioso e fitto il cannetto che costuisce un elemento caratteristico dei luoghi: qui in primavera brilla il giallo del Giglio d’acqua, il viola del piccolo e delicato fiore della Veronica acquatica, l’eleganza delle nastriformi foglie di carice e si ammira il filiforme profilo dei giunchi.

Il bacino lacustre ed il primo tratto del corso d’acqua che comincia lentamente e sinuosamente a fluire verso Popoli per unire le proprie acque a quelle dell’Aterno, sono incorniciate da una fascia di vegetazione ripariale in cui svettano salici e pioppi, accompagnati dallo strato arbustivo costituito da sanguinelle, sambuchi e ligustri.

I resti del bosco ripariale  segnano il limite con gli orti e con il colle, che offre lo spettacolo di ampie zone con rocce affioranti che si alternano ad aree dove la vegetazione si è sviluppata a formare popolamenti arborei. A nord compaiono i primi boschetti termofili, costituiti da roverelle, ornielli, aceri e qualche residuo di lecceta Nella zona più meridionale si estende la gariga: nella bella stagione qui si coglie l’inebriante profumo del Timo, lo spettacolo offerto dalla policroma fioritura delle orchidee, della Ginestra odorosa, del Lino e dei Cisti.

airone Foto Enrico Sabatini

Foto di Enrico Sabatini

L’area protetta, con i suoi numerosi ambienti molto diversificati, costituisce un sito particolarmente ricco di fauna, soprattutto di uccelli.

L’aspetto faunistico più interessante presso la Riserva Naturale Guidata Sorgenti del Pescara è rappresentato da un rilevante numero di specie ornitiche. Circa 110 specie, stanziali e di passo, sono state censite nella Riserva. La Folaga, presente con una nutrita colonia, è stata scelta come simbolo della Riserva: il piumaggio nero ed il becco e la placca frontale bianchi ne consentono facilmente l’identificazione. Anche il Germano Reale, il Tuffetto, la Gallinella d’acqua sono  facilmente osservabili nell’area protetta. Nel canneto talvolta caccia il Falco di Palude, mentre nelle acque più basse trovano il cibo la Garzetta ed il Tarabusino. L’Airone cinerino, nelle sue migrazioni, da sempre è transitato nella Riserva: nel 2010 per la prima volta si è fermato nidificando nel canneto.

La garzaia, questo il nome tecnico delle colonie di ardeidi come l'Airone cenerino, è stata la prima in Abruzzo per questa specie. Si tratta, quindi, di una novità assoluta per la regione. Nel bosco igrofilo trovano rifugio l’Usignolo di fiume, il Pendolino, il Rigogolo, il Picchio verde, il Picchio rosso, il Codirosso e l’Usignuolo, la Cincia, la Cinciarella, la Cincia bigia. Nelle aree brulle del Colle di Capo Pescara si trovano numerosi rapaci: tra questi citiamo il Gheppio, lo Sparviero, il Falco Pellegrino. Sempre in quest’ambito si rinvengono l’Averla Piccola, lo Zigolo nero, il Codirossone, l’Upupa, il Succiacapre. Tra i coltivi, talvolta, durante l’inverno, volteggia l’Albanella.

Meno rappresentativo per quanto riguarda le specie presenti ma comunque ricco è l’elenco dei mammiferi presenti.

Tra i Roditori è stata rilevata la presenza del Ghiro, dello Scoiattolo, del Quercino e del Moscardino. Per quanto attiene i Muridi sono stata rinvenute tracce del Topo selvatico, del Topolino delle case, del Ratto nero e del Surmolotto. Le Arvicole sono presenti con quella terrestre, quella del Savi e quella rossastra. Nei boschi caldi e riparati si rinviene il Tasso, mentre più ubiquitari sono la Puzzola e la Faina. I boschi termofili ospitano anche l’Istrice.Tra i canidi citiamo la presenza della Volpe, mentre il Cinghiale attraversa occasionalmente l’area della Riserva.

Anche gli Anfibi ed i Rettili sono rappresentati nella Riserva da diverse specie.

Nelle zone di transizione tra l’ambiente umido e la macchia termofila del Colle Capo Pescara, si rinviene, tra gli Urodeli, la Salamandra appenninica, con il corpo pezzato giallo e nero. Le pozze di acqua stagnante e le acque debolmente fluenti si caratterizzano per la presenza del Tritone italiano e del Tritone crestato.  Gli Anuri sono rappresentati dalla Raganella che si avvinghia agilmente sulle cannucce di palude.

Nelle acque fresche ed ossigenate della sorgente e nel primo tratto di fiume c’è un prezioso scrigno di specie di notevole interesse. Tra i salmonidi la Trota  conserva ancora le sue caratteristiche di autoctonia.

Di grande interesse scientifico è la presenza dello spinarello, in notevole diminuzione in moltissimi fiumi italiani e della Rovella quasi sicuramente autoctona. Nei canali e formali ai lati dell’invaso, è presente la Lampreda di ruscello (Lampetra planeri), ciclostoma divenuto rarissimo in Italia,  scomparso in molti corsi d’acqua: è questo un caso di rarissimo interesse zoo-geografico, vivendo, nell’intero arco adriatico, solo nei pressi delle Sorgenti del Pescara. Tra i crostacei bisogna certamente segnalare la presenza del Gambero di fiume. Molto diffuso in tutti i corsi d’acqua della zona fino alla seconda metà degli anni ’70 ha rischiato l’estinzione a causa di una grave patologia causata dal fungo saprolegnale  Aphanomyces astaci.

Inoltre nel 2010 nelle Acque delle Sorgenti del Pescara  è stata rinvenuto il Niphargus,  una specie nuova per la scienza scoperta dal gruppo della Prof.ssa Diana Galassi dell’Università dell’Aquila, durante studi condotti per la ricerca della meiofauna interstiziale. Si tratta di un organismo di piccole dimensioni, cieco e depigmentato, che vive nei ridotti spazi vitali tra i granuli di sabbia dei sedimenti sorgivi o in prossimità delle grandi scaturigini carsiche. Non meno importante, questa specie ed  altri organismi dello stesso genere si comportano   come “marcatori idrogeologici”, e hanno consentito di definire anche dal punto di vista biologico la diversa origine delle acque sotterranee che affiorano nelle sorgenti del fiume Pescara.   Le acque di Santa Liberata e di altre piccole polle sorgive adiacenti originano dall’acquifero del Gran Sasso, come dimostra anche il monitoraggio chimico e isotopico condotto sulle acque, e ospitano una biodiversità molto diversa da quella delle sorgenti di Capo Pescara, che invece sono alimentate dalla dorsale del M. Sirente. La scoperta di queste specie conferisce un “valore aggiunto” a questo ecosistema sorgivo di rilevanza internazionale, e ne mette in luce anche l’estrema vulnerabilità: questa specie ed altri organismi appartenenti allo stesso genere sono, infatti, particolarmente sensibili alle diminuzioni di portata come pure all’intasamento degli spazi interstiziali, prodotti dall’attività antropica sul territorio.

Nel dettaglio importanti sono i numeri dell’area protetta legati alla biodiversita’: oltre 2000 specie stimate, circa 200 specie nuove per la regione oltre a numerose specie nuove per la scienza.

La Riserva Naturale Guidata Sorgenti del Pescara rappresenta un angolo di paradiso, un luogo nel quale esaltare la diversità. La diversità “geologica” tra il Gran Sasso e la Maiella che porta a sgorgare limpide e cristalline le copiose scaturigini, la diversità di ambienti  che crea numerosissime nicchie ecologiche  per le tantissime specie di flora e di fauna che qui si trovano, la diversità genetica che permette alle specie di acquisire l’adeguata resilienza. Dunque DIVERSITA’ come anima del luogo e come ricchezza.

Nel centro abitato di Popoli si consuma l’abbraccio tra il giovane Pescara e l’Aterno, che qui giunge dopo aver percorso una lunga strada che lo vede solcare la Piana Aquilana, la Valle Subequana e quella Peligna.

Dall’incontro tra i due corsi d’acqua nasce un fiume con due anime: da una parte il Pescara ancora limpido e cristallino e dall’altra parte l’Aterno torbido e lattiginoso. Il “bene” combatte strenuamente contro il “male”…Ma alla fine “il bene” deve soccombere e dopo circa due chilometri le acque si mescolano completamente . Il Pescara continua la sua corsa verso valle pronto ad abbracciare il mare. L’attuale  situazione del fiume nella Val Pescara è tristemente nota a tutti.: l’inquinamento  è estremamente preoccupante.  E se il fiume è fortemente inquinato naturalmente anche il mare è tale..  La situazione è certamente molto grave, ma una corretta ed intelligente gestione del territorio può iniziare a trovare soluzioni. Fino ad ora il Fiume Pescara è stato lasciato al suo triste destino:  tante proposte che si sono perse  poi nelle chiacchiere, nell'indignazione dei cittadini e degli ambientalisti, nelle polemiche sui giornali e in tv,  senza però giungere ad una soluzione concreta.

Il fiume Pescara è da sempre il "Fiume della Memoria" che ha scandito le vicende di tutti i comuni limitrofi, luogo di storie, leggende, paesaggi culturali di grande valore. Oggi l'inquinamento delle acque e poi la devastazione delle sue sponde con cementificazione selvaggia, scarichi abusivi, discariche e distruzione dei boschi ripariali hanno completamente rovinato l'immagine del fiume storico tanto amato da Gabriele D'Annunzio . La principale causa di morte del grande fiume d'Abruzzo è prima di tutto la perdita di memoria storica: nessuno più si identifica col fiume Pescara e la sua storia millenaria.

A tal proposito si può portare come esempio uno dei più grandi e famosi fiumi d'Europa, il Tamigi, che per oltre 150 anni è stato definito "fiume biologicamente morto" con un inquinamento talmente alto  da essere pericoloso anche per gli stessi abitanti di Londra. Il Tamigi è venti volte più grande del fiume Pescara ma da secoli è il simbolo di Londra e della Gran Bretagna ed è stato oggetto di un imponente progetto di risanamento ambientale che è durato molti anni fino al 2011. Il Tamigi è stato risanato perchè si è tornati a rivederlo come un simbolo della storia britannica, il fiume del regno, il fiume della tradizione londinese.

L'esempio del grande fiume londinese ha fatto storia ed è tornato a essere un ecosistema con 125 specie di pesci e 38 di uccelli acquatici, come cormorani, aironi, oche canadesi e cigni. A Londra c'è stata prima di tutto una volontà popolare assieme alla partecipazione di validi esperti di fiumi, migliaia di volontari, associazioni ecologiste in totale e sinergia  oltre al supporto costante di una politica illuminata che ha mosso anche sponsor privati e aziende nel progetto di risanamento fluviale.

Negli ultimi decenni, la gestione degli ambiti fluviali nel nostro paese è stata improntata in massima

parte ad una visione ingegneristica secondo la quale i fiumi devono essere considerati

come canali il cui scopo unico è quello di portare il più velocemente possibile le acque

al mare.

E’ così avvenuto che, con il pretesto di far defluire piene con elevati tempi di ritorno, la

struttura morfologica dei corsi d’acqua è stata spesso alterata e, con essa, gran parte del

loro sistema biologico, compromettendo i delicati equilibri dell’ecosistema fiume. L’uomo con la sua azione ha profondamente alterato il volto dei corsi d’acqua. Pertanto l' inquinamento, il dissesto idrogeologico  non solo altro che il frutto della cattiva gestione dei fiumi. D'altro canto bisogna considerare che un ecosistema fluviale “sano” ha un'altissima resilienza: a mero titolo esemplificativa  capacità autodepurativa delle acque, azione di fascia tampone, di stabilizzazione del suolo e di ombreggiamento   dei boschi igrofili che crescono sulle sue sponde. Per questo è necessario cambiare in maniera radicale l'approccio alla gestione dei fiumi, vere arterie pulsanti dei nostri territori. Perchè risanando i fiumi, ricreando gli adeguati ecosistemi tuteliamo la nostra salute e la nostra incolumità”.

Pertanto il Fiume Pescara può essere risanato solo se sarà riscoperto il forte valore identitario che lega le popolazioni al fiume: dalla conoscenza nasce l'amore ed il rispetto. La strada sicuramente è lunga: ma assolutamente percorribile.

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