Prima Pescara

d’Annunzio politico (IV) di Francesco G. Conti

fgD’Annunzio politico.

1) Anno1928: in particolare, problemi con la Chiesa – Concordato Patti lateranensi: 11 Febbraio 1929.

Il 27 Giugno del 1928 un nuovo Decreto della congregazione del Sant’uffizio metteva all’indice tutte le opere dannunziane, che erano state già parzialmente vietate ai fedeli sin dall’8 Maggio 1911.

Le prime polemiche risalivano al Maggio 1911, quando l’Arcivescovo di Parigi aveva invitato i cattolici a non partecipare alle rappresentazioni del Martirio di S. Sebastiano.

Il divieto si era fatto, poi, più deciso per la versione italiana alla Scala di Milano il 4 Marzo 1926.

E, addirittura, era, poi, intervenuto personalmente lo stesso Pontefice Pio XI, il quale il 20 Febbraio 1928 stigmatizzava: “l’apoteosi libraria di un autore, del quale già tanti libri sono espressamente condannati dalla Chiesa e tanti altri sono già condannati per se stessi”.

Nessuna reazione ci fu da parte di D’Annunzio all’annuncio della Conciliazione, che la stampa italiana, ormai completamente asservita al regime fascista, accolse con inaudito tripudio.

Il Ns. si limitò a salaci commenti.

Ad un amico disse: “ne vedremo delle belle: col Papa mercatante e col Primo Ministro cristianissimo”.

Un anno prima del Concordato, D’Annunzio, probabilmente il 13 Marzo del 1927, scrisse una lettera a Mondadori, dicendosi assolutamente certo della connivenza di Mussolini (i cui rapporti con il Card. Gasparri risalivano ai primi giorni del 1923 tramite il Gesuita Padre Tacchi Ventura e poi dell’Avv. Francesco Pacelli, fratello del futuro Pontefice Pio XII) con la Chiesa.

E D’Annunzio era convinto, che la circolazione delle sue opere veniva ostacolata dalle gerarchie fasciste dopo il nuovo corso dettato dal Concordato.

In conclusione, D’Annunzio si è sempre dimostrato contrario alla Conciliazione; come, del resto, lo stesso Benedetto Croce.

In proposito, sono noti i suoi sfoghi in privato, come quello sul Papa Mercatante durante una conversazione con il Dr. Antonio Duse, suo medico curante.

2) Anno 1933 – Rapporti con il mondo tedesco.

                       Ritratto di Hitler

Sul piano politico il rapporto di D’Annunzio con il mondo tedesco fu tempestoso.

Il 9 Ottobre 1933 D’Annunzio scrisse una lunga lettera a Mussolini.

La lunga lettera è un inno innalzato alla Francia con il proposito di un riavvicinamento leale alla sorella latina.

Il poeta è pieno di entusiasmo all’idea che l’amicizia italo-francese stia per essere realizzata ed è sicuro che una simile svolta politica dissiperebbe il pericolo di un’alleanza con la Germania.

Egli, pertanto, si lancia in un’invettiva contro Hitler:

“…che tu sei per respingere il marrano Adolf Hitler dall’ignobile faccia offuscata sotto gli indelebili schizzi della tinta di calce e di colla ond’egli aveva zuppo il pennello, o la pennellessa, in cima alla canna, o alla pertica divenutagli scettro di pagliaccio feroce non senza ciuffo prolungato alla radice del suo naso nazi”.

E’ la prima volta che D’Annunzio mostra chiaramente a Mussolini la sua avversione al tiranno

3) Anni 1935-36: Etiopia.- Ricerca intesa con la Francia contro la Germania - Odio verso gli Inglesi.

Il 1935 segna una svolta nei rapporti tra D’Annunzio e Mussolini; la guerra Etiopica fa scoprire al Poeta un nuovo Mussolini.

L’11-14 Aprile 1935  si tenne la Conferenza di Stresa e nacque in D’Annunzio la speranza in un fronte unico Italia – Francia e Gran Bretagna in funzione anti-germanica.

D’Annunzio è stato ormai attirato definitivamente nella rete di Mussolini: il suo consenso al Duce è completo.

Tra il Febbraio 1920 e il 18 Agosto 1935 le parti fra D’Annunzio e Mussolini si sono nel giro di tre lustri completamente invertite.

Il 18 Agosto dello stesso anno Mussolini chiede al Ns. di inviare un suo messaggio ai Francesi.

Il messaggio di D’Annunzio ai Francesi si compone di due parti: una letteraria ed una più propriamente politica.

Ma anche in quest’ultima occasione di collaborazione o non piuttosto di sfruttamento Mussolini si comportò da politico ed il Ns. da Poeta.

Il 21 gennaio 1936 D’Annunzio scrisse ad Ennio Giovesi, Seniore delle Camicie Nere, suo vecchio compagno d’armi in procinto di partire per l’Etiopia con un battaglione di Camicie Nere: “ I miei legionari di Fiume partono tutti per l’Africa bilingue.

In sul principio io soleva placare l’eccesso dell’ardore, persuadendoli come quella non fosse una guerra nazionale, ma soltanto coloniale.

Oggi la grigia imbecillità inghilese e la immonda cupidigia  e l’ingiustizia testarda mi eccitano a dichiararla nazionale, anzi latina, anzi romana”.

Il Primo marzo 1936, in occasione del 40° anniversario di Adua D’Annunzio invia un massaggio di plauso incondizionato a Mussolini, nel quale fra le tante lodi così dichiara: “Tutta quanta l’irta Etiopia deve inesorabilmente diventare un altipiano della cultura latina” e così conclude: “ O Benito Mussolini, oggi abbraccio in Te il tuo coraggio impavido e la tua fede intemerata; che formano un connubio feracissimo nel presente e nel futuro. Alalà”.

Il 9 Maggio 1936 viene proclamato l’Impero.

D’Annunzio ne è entusiasta.

Le sue parole, che suonano di adesione completa a Mussolini e non già al fascismo, scaturiscono sempre dal suo entusiasmo a sfondo nazionalistico e personale.

E’ vero che gli osanna al capo si sprecano, ma derivano sempre, anche se inconsapevolmente, dalla condizione d’Italiano, per secoli sottomesso e vituperato, che può ora prendersi la rivincita al cospetto delle grandi Nazioni: Francia ed Inghilterra soprattutto.

A questo punto, dopo l’entrata delle truppe Italiane in Addis Abebà il 5 Maggio 1936, le ultime remore di D’Annunzio nei confronti del Duce, se ci fosse ancora da dubitarne, sono cadute completamente.

Il 26 settembre segnò la data della sua definitiva resa senza condizioni.

Indirizzò, infatti, un messaggio al capo del Governo, al capo d’Italia Benito Mussolini in Roma; nel quale Egli così si esprimeva:” Ti ho ammirato e ti ammiro”.

4) Anno 1937: declino fisico. D’annunzio si auto-definisce: bipede stercorario (11 Marzo 1937).

Ugo Ojetti, che lo vide per l’ultima volta a fine Agosto 1937, ne ebbe una penosa impressione

“…Mi mette una mano sulla spalla, mi tiene stretta la destra. Ne sono commosso.

Ma all’aspetto è una rovina. Senza denti, con la lingua grossa tra le labbra rientrate.

La carnagione d’un rosa malato, quasi bianco. Su una palpebra un poco d’eczema.

Tutto rughe e pure sembra gonfio.

Anche la sua stessa lindura, talvolta esagerata ed abruzzese, più vistosa che elegante, adesso ha ceduto.

Ha scarpe vecchie, d’un cuoio chiaro e leggero, male allacciate; e i pantaloni e la giacca pesti”.

Il 30 Settembre ci fu l’ultimo incontro tra D’Annunzio, accompagnato dall’architetto Maroni e dal prefetto Rizzo e Mussolini, che ritornava dalla Germania dopo un incontro con Hitler alla stazione di Verona.

A che cosa attribuire la decisione del Poeta?

Pioveva, Gabriele D’Annunzio, come al solito, era a capo scoperto.

Una stretta di mano fra i due uomini e D’Annunzio attaccò con voce ferma qualunque legame con la Germania.

Dalle fotografie dell’incontro si scorge l’agitazione del poeta e la sua contrarietà, riflessa nel volto, per l’intuizione che il fatale fatto era compiuto.

D’Annunzio si rese conto del suo errore su Mussolini.

Secondo la versione di Maroni, presente all’incontro, il Poeta si recò, dunque, al suddetto incontro per: “Mettere in guardia per l’ultima volta Mussolini dallo stringere qualunque legame con la Germania”.

Secondo il resoconto di Gatti, maggior biografo di D’Annunzio, e secondo il resoconto del prefetto Rizzo (promosso a tale grado nel 1925, su richiesta espressa del Ns.) D’Annunzio si recò, viceversa, all’incontro in questione solo per rivedere per l’ultima volta Mussolini e per portargli il suo plauso per il successo di prestigio, conseguito in Germania.

“ Ti ammiro sempre di più per quel che tu fai..” gli grida D’Annunzio con la sua voce chiara, quasi offrendo se stesso”, così leggesi nel resoconto menzionato di Rizzo.

4) Anno 1938: morte di D’annunzio (1 Marzo 1938).

Negli ultimi anni di vita D’Annunzio visse mesi lunghissimi di dolore e li visse come una punizione immeritata.

“Tutte le mie gioie, tutti i miei piaceri vanno verso il dolore, come le acque dei fiumi vanno verso il mare”.

Il 1° Marzo del 1938, alle ore 20,05 circa, D’Annunzio muore a seguito di un colpo apoplettico, come certificato dai medici accorsi al Vittoriale.

Le cause della morte del Poeta restano, tuttavia, ancora oggi oscure.

In proposito, oltre alla morte naturale, sono state avanzate diverse ipotesi.

Si è sostenuto, ad esempio, che ad uccidere il Ns. fossero state le donne.

Ma ciò non sembra credibile, in quanto il Poeta già da quattro anni era ridotto all’impotenza; sicché “ il mal di femmina” non era più presente e D’Annunzio da quattro anni appunto era soltanto un voyeur.

Si è sostenuto, altresì, che la causa del decesso sia stata la cocaina, dei cui effetti nefasti D’Annunzio era perfettamente a conoscenza già dal periodo francese e di cui Egli era consumatore abituale sin dalla Grande Guerra e da Fiume.

I suoi medici curanti gliene, però, proibirono categoricamente l’uso.

Di certo, può dirsi, che la cocaina, generosamente fornitagli dal regime fascista, sempre purissima ed in notevole quantità, contribuì senz’altro ad aggravare il suo già gravissimo stato di debilitazione fisica e che fu una causa forse non secondaria del suo decesso.

Peraltro, più interessante appare, invece, l’ipotesi che il Poeta sia stato ucciso per mano della sua cameriera Emy Heufler, giovane alta e bella, tramite un’overdose o avvelenamento o semplicemente tramite artifizi sessuali.

Con tutta probabilità la Heufler era un’agente nazista, infiltrata al Vittoriale per volere dello stesso Hitler, che considerava il Ns. ostile alla Germania e, quindi, un ingombrante e, comunque, pericoloso ostacolo alla progettata alleanza italo-tedesca, che nel 1939 sfocierà nel Patto d’acciaio.

Tale supposizione è confortata dal fatto, che subito dopo il decesso di D’Annunzio la Heufler si recò a Berlino, dove entrò a servizio di J. Von Ribbentrop, potente Ministro degli Esteri della Germania nazista.

Personalmente ritengo, che l’ipotesi maggiormente credibile sia che D’Annunzio si sia suicidato tramite l’ingestione di un veleno, servendosi probabilmente di uno di quelli presenti nell’armadietto  farmaceutico della Zambracca, posto proprio in prossimità del tavolo di lavoro del Poeta, dove lo colse il malore mortale.

In tal senso si pongono forti e concreti indizi:

a)di carattere psicologico e cioè un cupio dissolvi, determinato da un gravissimo stato di deperimento fisico e da paurose crisi depressive.

D’Annunzio aveva circa settantacinque anni e da tempo si sentiva fisicamente finito.

Per il Poeta il mondo era divenuto: “oggettivamente orribile”, anche perché da tempo era uscito di scena, dopo la Grande Guerra e Fiume, avendo Mussolini conquistato ormai il primo piano.

  1. b) la sua stessa volontà, più volte dichiarata nei suoi scritti di voler porre termine alla sua vita, alla sua decrepita e turpe vecchiezza, emulando in tal modo l’esempio e la sorte dello zio Demetrio, morto appunto suicida;
  2. c) di forte valenza simbolica, ultima sera di Carnevale, ed in tale giorno era stata annunciata nell’almanacco Barbanera la morte di un illustre personaggio; annuncio sottolineato dal Poeta;
  3. d) circostanziali; presenza di flaconi di veleni nell’armadietto delle medicine, posto vicino al tavolo di lavoro, in cui fu colto dal malore mortale;
  4. e) immediata partenza da Roma di Mussolini e del suo numeroso seguito (Ciano, Starace, Alfieri, Benni ed il segretario particolare Sebastiani) per celebrare, nel più breve tempo possibile, i riti funebri, al fine di evitare che la notizia del suicidio trapelasse.

Tant’è che Mussolini con il suo seguito arrivò al Vittoriale già il 2 Marzo nel primo pomeriggio e lì, a capo scoperto, si pose al fianco della salma per quindici minuti “rigido sull’attenti, con l’occhio fisso sul corpo inanimato”;

  1. f) soprattutto, la mancanza dell’ autopsia;
  2. g) discreti accenni, ma non approfonditi, sulla stampa del suicidio.

E, d’altra parte, i resoconti sulla morte di D’Annunzio, forniti dai testimoni, sono molto discordanti.

Nulla, quindi, contrasta con l’ipotesi che il suo cranio di “lucido vetro” si sia incrinato nell’ultima sera di Carnevale per ingestione volontaria di qualche veleno, forse con conseguente emorragia cerebrale, come certificato appunto dai medici accorsi al Vittoriale, però, soltanto dopo il decesso avvenuto.

Peraltro, , nella ricognizione dell’autunno del 1999 al Vittoriale vennero scoperti alla Zambracca, proprio nell’armadietto dei medicinali posto a lato del tavolo di lavoro, dove il Poeta fu colpito dal malore, alcuni farmaci di natura velenosa per la cura di malattie psicosomatiche e della nevrotiche.

Del resto, l’idea del suicidio costituì un rovello che perseguitò D’Annunzio in vari tempi della vita.

E, difatti, nelle ultime pagine del Libro segreto, pubblicato nel 1935, pochi anni, quindi, prima di morire, D’annunzio fece la sorprendente dichiarazione a commento del suicidio dello zio Demetrio “Io così mi ucciderò”.

Non solo, ma il pensiero della morte volontaria fu dichiarato dal Poeta anche relativamente all’impresa del Cattaro e del volo dell’Arcangelo del 13 Agosto 1022 e fu presente in lui soprattutto nell’ultimo tempo della sua esistenza, come sembrano rivelino alcune perizie grafologiche.

Ed, infine, la segretezza, mantenuta sul suicidio, si spiega facilmente in vari modi, fra i quali soprattutto la ragione politica.

E, difatti, se fosse stata resa di pubblico dominio la notizia del suicidio del Poeta - suicidio condannato dal fascismo - non sarebbe stato possibile il solenne rito religioso con immaginabile imbarazzo di Mussolini e del Governo fascista.

In conclusione, la morte di D’Annunzio appare senz’altro un evento volutamente oscurato.

E forse destinato a restare un enigma.

                                                 Francesco Giuseppe Conti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post Navigation

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: