Prima Pescara

Il Museo “Basilio Cascella” (di Gabriella Albertini)

Una conversazione con Gabriella Albertini sull’origine del Museo “Basilio Cascella” a Pescara.

gab Quando sono stata invitata all’evento “Pescara, storie e racconti”, ho ritenuto oppo.rtuno scegliere un tema che fosse legato, il più possibile, al luogo dell’incontro che, come la Casa natale di Gabriele d’Annunzio, è “luogo storico” di Pescara. Siamo nel Museo “Basilio Cascella”, che è stato l’ambiente di lavoro e l’abitazione della famiglia Cascella. Ho pensato, quindi, di intrattenervi sull’origine di questo edificio. Cominciamo dall’inizio e risaliamo indietro nel tempo.

Basilio Cascella nacque a Pescara il 1° ottobre del 1860 da Francesco Paolo e da Marianna Siciliano[1]. L’abitazione era nei pressi dell’antica chiesa di S. Cetteo[2]; il luogo non è precisabile. Il padre di Basilio esercitava la professione di sarto e, considerando che Pescara offriva scarse possibilità di lavoro, ritenne opportuno trasferirsi con la famiglia a Ortona, paese più animato per la presenza attiva del porto. I Cascella abitarono in un edificio, caratterizzato da un portone alquanto evidente, nelle vicinanze della chiesa di S. Tommaso. Il piccolo Basilio, quindi, frequentò le classi elementari a Ortona. Il padre avrebbe voluto che si avviasse al suo stesso mestiere, quello del sarto, ma Basilio, ormai giovanetto, sentiva e mostrava il suo trasporto per il disegno. Al 1874 risalgono i suoi primi tentativi nella rappresentazione di figure spesso riprese da riviste fornite dall’attività paterna. Due disegni di quell’epoca sono esposti nella sala, accanto all’ingresso del luogo dove siamo. Nel 1876 decise di lasciare Ortona per dirigersi verso una grande meta. Non scelse Napoli, città molto importante verso la quale si recavano le giovani promesse del centro-Italia, soprattutto quelle dell’Abruzzo (non dimentichiamo la precedente appartenenza della nostra regione al Regno delle due Sicilie). Basilio si avviò verso il “nuovo”, verso la meta meno conosciuta, per lui forse più attraente: Roma, la città che da soli pochi anni era diventata capitale d’Italia[3]. In uno scritto di Romeo Tommolini, lucido e produttivo oltre la metà del secolo XX, si legge che Basilio s’incamminò a piedi con un suo coetaneo dall’originale nome Piccomerlo[4]. Non so quanto sia leggenda e quanto verità. A Roma Basilio fu aiutato da una personalità molto interessante, Quintilio Michetti, il fratello maggiore (un solo anno, 1850) di Francesco Paolo Michetti; questi lo presentò a Luigi Salomone che lo fece entrare nello stabilimento litografico “Bruno & Salomone”. Lavorava tutto il giorno imparando la tecnica litografica (stampa in piano su matrice in pietra inventata da  Aloys Senefelder nel 1798); dopo la giornata lavorativa Basilio frequentava le scuole serali degli Artieri, sempre nella ricerca di migliorare la sua preparazione. Nel 1879 si recò a Napoli dove lavorò a scopi commerciali applicando la sua esperienza litografica nella realizzazione di biglietti augurali, figurini di moda e altri lavosrri simili. Giunse il periodo della leva e fu mandato a Pavia per svolgere il servizio militare. Lì conobbe due validi artisti, allora giovani come lui, il pittore napoletano Vincenzo Irolli e lo scultore torinese Medardo Rosso, quest’ultimo tanto geniale che presto, con le sue creazioni, entrò nella contemporaneità e nel rinnovo delle correnti artistiche europee. Trascorso il periodo del servizio militare, Basilio fu convinto e incoraggiato dai due amici artisti a non lasciare la Lombardia e si fermò a Milano dove trovò lavoro nello stabilimento Borsino. Divenne ancora più sicuro nella stampa e, frequantando le scuole serali del nudo apprese anche molte tecniche pittoriche. Riuscì ad aprire in proprio un laboratoio cromolitografico dove lavorò. Spesso tornava in Abruzzo, a Ortona. Nel 1889 si sposò con Maria Concetta Palmerio di Guardiagrele. Dopo il matrimonio divideva il suo tempo tra il lavoro a Milano e il ritorno a Ortona dove aveva la famiglia. Trascorsi alcuni anni decise di tornare in Abruzzo e pensò di stabilirsi a Pescara (certamente intuiva il futuro progresso della città). Rivolse una petizione al Comune della città prescelta perché gli venisse concesso un terreno al fine di costruirvi uno stabilimento cromolitografico dove poter svolgere la sua professione. Con una delibera del 30 gennaio 1895 gli venne assegnata un’area di 1400 mq. in Viale Principe di Piemonte, ora Viale Marconi a Pescara Portanuova. L’edificio da costruire doveva essere idoneo per l’attuazione di lavori artistici (litografia, pittura, arti affini) e per contenere lo spazio abitativo dell’intera famiglia. La casa di Basilio Cascella divenne un luogo dove le attività artistiche si intrecciavano con la quotidianità di una famiglia vivace e numerosa: oltre i sette figli, Egli ospitò due sue sorelle non sposate. Basilio fu il maestro dei suoi figli (seconda generazione): a Tommaso (1890) e Michele (1892) nati a Ortona, si aggiunse Gioacchino (1903) nato a Pescara, inoltre le figlie Maria Vittoria, Clorinda, Serafina, Noemi, che, però, non furono avviate all’arte. Nella stessa casa abitò Tommaso con la moglie Susanna Federmann e i loro sette figli. I due maschi della terza generazione: Andrea (1919) e Pietro (1921) furono allievi del padre e, solo trasversalmente, anche del nonno, che restò a Pescara fino al 1928 per stabilirsi a Roma dove nel 1929 venne proclamato deputato al parlamento nella XXVIII legislazione; nello stesso anno morì la moglie, Maria Concetta. I due giovani nipoti si staccarono dal nucleo familiare perché Andrea vinse un concorso e fu accettato a Faenza per seguire i corsi di ceramica, Pietro si recò a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti, tuttavia il distacco avvenne repentino, anche per il sopravvento della guerra, e fu totale perché i due fratelli parteciparono alla Resistenza e alla fine del conflitto bellico si ambientarono a Roma dove lavorarono molto, soprattutto in ceramica. Successivamente divisero le loro strade pur operando nel settore della scultura, sempre impegnati in una espressione artistica attuale e fondamentalmente personale.

Ai tempi di Basilio la casa era frequentata dagli artisti che nel primo Novecento esercitavano a Pescara. Questo accadeva perché il Maestro era nella sua piena attività: Egli apriva nel torpore di un piccolo centro, uno spaccato di prontezza intellettuale e operativa. Se si considera la sola impresa editoriale dell’Illustrazione Abruzzese, dell’Illustrazione Meridionale e della Grande Illustrazione, potremmo calcolare un risultato eccellente nell’importante settore dell’editoria, ma non fu possibile continuare l’attività per mancanza di mezzi finanziari. Grande fu l’amarezza di Basilio e di quanti credevano e tuttora aspirano al meglio delle iniziative. Esistono alcuni scritti di Andrea[1] in cui, con spiccata e chiara esposizione viene descritta la vita che si svolgeva nell’abitazione Cascella. Basilio, probabilmente, nutriva l’intenzione di impiantare una “bottega d’Arte”, come accadeva soprattutto nel periodo del Rinascimento italiano (e in parte vi riuscì).

Un particolare importante è da esporre, soprattutto per chi è entrato solo di recente in questa costruzione: La zona del sec. XIX si concludeva prima dell’accesso alle scale, dove inizia questa grande sala interamente dedicata a Tommaso.

In breve la storia. Dopo tante attività, la casa restò abitata relativamente poco, perché i componenti la seconda generazione eccetto Tommaso, presero altre vie: Michele lasciò ben presto Pescara, tranne a tonarci qualche volta d’estate in visita turistica, Gioacchino nel tempo elesse a sua patria il paese di Rapino dove si dedicò completamente all’arte della ceramica e dove sposò una maestra del luogo, Lidia Paolucci. Andrea e Pietro della terza generazione, come è stato già narrato, dettero un taglio netto con Pescara soprattutto dopo aver vinto, alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo il concorso internazionale per la realizzazione di un monumento ad Auschwitz[2]. Le cinque figlie di Tommaso (Eva, Renata, Anna, Giannetta e Basiliola) si sposarono e alcune lasciarono Pescara. Tommaso restò solo con la moglie che morì nel 1954. Negli anni Sessanta del secolo scorso, quando si rese conto che una soluzione doveva essere presa da lui per il lascito della casa e delle opere, decise di donare l’intero patrimonio al Comune di Pescara. Finché restò in vita, tutti i giorni Tommaso si recò, nel ruolo di “custode”, in quella che era stata l’abitazione della sua grande famiglia. In una di quelle sale fu allestita per lui la “camera ardente” e da lì si mosse il funerale. infoPescara deve essere grata a Tommaso che ha voluto offrirle un dono, perché la casa, ristrutturata secondo i criteri museali ha fatto sì che la città abbia potuto avere un museo in più. Dopo il 1975, anno dell’apertura ufficiale del museo, la giunta comunale decise di ampliare l’edificio. Venne costruito a due piani un nuovo corpo aggiunto al precedente. In questa nuova struttura fu sistemata la grande sala dedicata solo a Tommaso. Nel piano superiore sono disposte alcune opere a testimonianza dell’attività svolta dalle cinque generazioni e, particolare rilevante, è la collocazione di molte pietre litografiche di Basilio. Trascorsero diversi anni prima che la costruzione venisse completata e si può dire che sono ancora in fieri l’allestimento delle opere e la risoluzione di problemi notevoli.

Gabriella Albertini

Pescara-11- marzo 2017

Note

[1] In alcune pubblicazioni si legge che Basilio nacque a Pescara il 2 ottobre. Si precisa che nel registro degli atti di nascita del 1860, (atto n. 81 -Comune di Pescara) risulta che sia nato il 1° ottobre, mentre il  2 ottobre  gli fu amministrato il sacramento del battesimo.

[2] L’attuale Cattedrale di S. Cetteo sorge dove era l’antica chiesa (in cui oltre a Basilio fu battezzato anche Gabriele d’Annunzio), venne costruita tra il 1933 e il 1938 su progetto di Cesare Bazzani con la denominazione “Tempio nazionale della Conciliazione”.

[3] Dopo l’unità d’Italia nel 1861 la prima capitale fu Torino; nel 1865, divenne capitale Firenze. Il 20 settembre 1870 avvenne il famoso episodio della “Breccia di Porta Pia”, il 1° luglio 1871 Roma venne proclamata capitale d’Italia.

[4] ROMEO TOMMOLINI, Vita abruzzese, vol. I, Stabilimento Tipografico Arte della Stampa. Pescara 1956, p. 51.

GIACOMO CASCELLA-GIAMPIETRO D’ONOFRIO, I Cascella di Pescara-1750-1920, Industria Grafica DEMA, Pescara 2010, p.58 (cenni biografici su Romeo Tommolini).

Estesi passi biografici e bibliografici sono riportati in: FRANCO DI TIZIO, Basilio Cascella-La vita (1860-1950), Ianieri Editore, Pescara 2006, pp. 462, numerose illustrazioni d’arte e fotografie.

Pregevole testo di consultazione e di studio è: ANNA MARIA DAMIGELLA – GABRIELE REGGI, Basilio Cascella

e la “Illustrazione abruzzese” dal verismo al simbolismo, Carsa, Pescara 1991, pp. 118 con numerose illustrazioni.

[5] Cfr GIUSEPPE APPELLA e GABRIELLA DI MILIA, (a cura), Andrea Cascella, catalogo,  Edizioni della Cometa, Roma 1993, p. 133.

[6] Il concorso venne bandito nel 1958 e nello stesso anno fu proclamato  vincitore il progetto firmato da Pietro e Andrea Cascella  con la collaborazione dell’architetto spagnolo Julio Lafuente. L’opera venne realizzata nel 1967 da Pietro che per varie ragioni, dovette apportare delle modifiche.Cfr. QUARONI, SENESI, CRISPOLTI, Pietro Cascella, edizioni L’Agrifoglio , Milano 1986, p. 230.

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