Prima Pescara

Bonificazione dell’agro pescarese – Il Tenente Generale Vito Nunziante (di Nicola Monti)

Nicola MontiLa ricerca storica è spesso viziata dall’occhio di chi trova, legge ed elabora le informazioni, dando a ciò che risulta dagli atti, l’importanza che ritiene opportuna.

Il Tenente Generale Vito Nunziante ha subito questa sorte. Questo nome, ai più, non dirà nulla. Forse meglio conosciuto agli storici e ai ricercatori, sicuramente dimenticato in tante relazioni e conferenze. Eppure ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo della città di Pescara. Senza l’operato del Tenente Generale Vito Nunziante non si sarebbe potuto avviare quel processo di crescita demografica ed economica che ben conosciamo da altre cronache.

Il fiume Pescara, anticamente, sfociava in mare con una doppia diramazione. La prima, detta  la Palata, lambiva il pendio della collina di Fontanelle per giungere in al mare all’altezza della pineta Dannunziana. La seconda, la Vallicella, si diramava all’incirca dall’attuale Villa Raspa per giungere in mare all’incirca nella zona di villa Sabucchi, tra Corso Umberto e via Cadorna.

Con la costruzione della fortezza di Pescara di Carlo V, l’alveo del fiume fu compresso verso la foce in un solo alveo, creando alcune paludi.

Sin dal 1819 si tentò l’opera di prosciugamento e bonifica delle paludi della Palata e Vallicella Maggiore a destra e della Vallicella Minore a sinistra.

Mi sono imbattuto in questa storia appassionante consultando una copia degli “Annali civili del Regno delle Due Sicilie” del 1836. Un librone di quasi 600 pagine che, in poche righe, ci regala una verità stupefacente nel paragrafo in cui si narrano gli accadimenti della “Bonificazione dell’agro pescarese”.  Nel 1834 si realizzò la colmatura con sabbia di mare (trasportata a braccia) delle due Vallicelle, e si aprì un canale che permetteva il diretto ingresso del mare nel lago (ormai divenuto tale) di Palata. Quest’ultimo, prima si bonificò e poi finì col colmarsi.

Ne riporterò solo alcuni estratti, utili a comprendere la mia affermazione che, senza l’opera geniale di quest’uomo, nulla si sarebbe sviluppato.

annali

… a poco a poco si restrinse la bocca del tortuoso aterno, le campagne da esso inondate divennero paludose, l’aere si corruppe, e la città non fu più nell’estiva stagione ed autunnale che contaminato e micidiale ricovero ai cittadini …

… Più volte il Governo aveva voluto riparare a tanto disastro, e più opere idrauliche furono da esso imprese … Ma tutto fu indarno, e già nei Consigli del Principe si metteva il partito se dovesse del tutto abbandonarsi una cittadella che non poteasi presidiare …

In queste poche righe si comprende la situazione drammatica della Fortezza di Pescara. Sin dalla sua costruzione, nel 1500, ad opera di Carlo V, il corso del fiume subì una strozzatura tale da comportare l’esondazione delle acque e la creazione di due zone paludose. La Palata a sud e Vallicella a nord.  Lo stato paludoso delle terre intorno alla fortezza veniva continuamente alimentato da nuove esondazioni.

… Le venefiche esalazioni che guastavano l’aria del territorio pescarese da due principali e perenni caglioni provenivano, la Vallicella e la Palata (lago). …

Sin dal 1818 due diversi Capitani del Genio, Colella e Tavassi, avevano tentato di risolvere il problema con delle attività, di bonifica e riassetto e rinforzo degli argini, che si erano invece rivelate tanto costose quanto inefficaci.

Nel 1834 il nuovo ufficiale del Genio, Maggiore Traversa, aveva proposto un nuovo intervento risolutivo del costo di 7.500 ducati.

… avvenne che dovendo S.E. il signor Tenente Generale Nunziante fare un viaggio in Abruzzo, gli commise la Maestà del Re di dare uno sguardo alla cittadella di Pescara, ed avvisare ciò che intorno ad essa paressegli miglior consiglio, cioè se abbandonarla, o sottoporsi all’esborso de’ 7.500 ducati somma che sembrava il minimo delle spese richieste…

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Il signor Tenente Generale Nunziante era un uomo di fiducia del Re (era stato anche suo precettore), ed oltre ad essere un ottimo militare si era dimostrato capace di risolvere brillantemente situazioni difficli. Era anche un imprenditore di successo ed aveva già bonificato una vasta zona in Calabria.

Il suo progetto prevedeva una spesa di soli 700 ducati e l’aiuto della manodopera che aveva già lavorato a Rosarno.

...messa a sua disposizione la tenue somma domandata, fece egli dar principio a’ lavori il 3 luglio dell’anno mentovato. Attaccò sulle prime quel labirinto paludoso della Vallicella , e fattavi gettare arena di mare, la colmò tutto quanto. Dipoi si rivolse al laghetto della Palata, e profittando della sua poca distanza dal lido, …… ebbe in pensiero di aprire un canale che comunicar le facesse col mare.  …. Frattanto è fuor di dubbio che l’agitazione delle marine onde comunicandosi alla acque della Palata, le quali nelle basse maree miste con quelle si gettano ora nel golfo, toglie via la cagione de’ miasmi che dal ristagnar di quelle gore generavansi: il che unito al prosciugamento della Vallicella è venuto già a purificar l’aere in modo maraviglioso.

Finalmente l’aria tornò ad essere salubre e la fortezza tornò ad essere abitabile per tutto l’anno.

Ma qual è il particolare che spicca? L’elemento importante che deve essere tenuto in considerazione?

In molti datano la nuova vita, lo sviluppo demografico di Castellammare al 1863 con l’arrivo della linea ferroviaria e il conseguente insediamento degli operai nella zona dell’attuale stazione Centrale di Pescara. La costruzione del ponte in ferro, di attraversamento del fiume Pescara, fu poggiato su una parte di bastione della fortezza. A seguito di quel primo insediamento ne seguirono altri e che si fusero con quelli esistenti o in via di sviluppo, dai colli a Borgomarino.

Il punto focale è che la linea ferroviaria giunse in zona Vallicella trovandola salubre, stabile e coltivata. Gli operai trovarono degli insediamenti abitativi prosperi e poterono insediare i magazzini e la stazione. Ma cosa avrebbero fatto gli ingegneri se avessero trovato la zona insalubre e paludosa della Vallicella? Sicuramente quella palude non sarebbe stata ritenuta adatta ad ospitare le rotaie e le strutture necessarie ai lavori. Avrebbero probabilmente deviato il corso della costruzione e di conseguenza non si sarebbe innescata la corsa all’aumento demografico e alla coltura agricola proprio nella zona bonificata. Fu infatti la famiglia Muzii che si accaparrò molti lotti in quella zona, dando il via allo sviluppo si agricolo che edile.

Sindaco di Castellammare

Sindaco di Castellammare

Dal sito della Società di Mutuo Soccorso di Pescara:

Dall’archivio dell’associazione risultano due atti di compra vendita di aree a nome e per conto dell’associazione di Mutuo Soccorso, su una delle quali è stato edificato l’edificio, uno stipulato il giorno 31 gennaio 1889 e l’altro il giorno 10 dicembre 1914 … il primo recita:

…….= vendita d’immobile= regnando Umberto I° per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re D’Italia= l’anno milleottocentoottantanove il giorno trentuno gennaio, in Castellammare Adriatico nella casa di abitazione degli eredi del sig Michele Muzii, sita nel corso Vittorio Emanuele, innanzi di me dottor Giancioli Di Luigi.. … omissis…… da una parte, Emidio Bosco , del fu Tommaso e dall’altra, Giulio Muzii del fu Michele, in qualità di presidente della Società Operaia di Castellammare Adriatico= entrambi proprietari, nati e domiciliati in Castellammare Adriatico……. ……e che hanno stipulato la seguente contrattazione Il costituito Emidio Bosco col prestente pubblico istrumento vende senza riserva alcuna alla società Operaia di Castellammare Adriatico .e per essa al suo rappresentante signor Giulio Muzii, garantendola per ogni qualunque molestia un appezzamento di terreno seminatorio incolto sito in tenimento di Castellammare Adriatico. contrada Vallicella dell’estensione misurata di metriquadrati quattrocentotrentuno e centimetri settantuno confinante a nord con un appezzamento di proprietà del comune di Castellammare Adriatico ed in parte colla strada Provinciale, ad est col terreno venduto da Rosario Bosco ad Angelo del Proposto, a sud col rimanente terreno di Emidio Bosco, per un fronte di tredici metri e 10 centimetri

 

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