Prima Pescara

La nascita di Castellammare .

Il Comune di Castellammare nacque ufficialmente nel 1807.

Le universitates (dal latino universitas, -tis), meglio individuate anche come università del Regno, erano le denominazioni dei comuni meridionali. Venivano individuati già sotto la dominazione longobarda e successivamente resi Feudi con la dominazione normanna.

Fu Carlo I D’Angiò che volle mutare l’identificativo “Comuni” in “Universitas” (da universi cives, “unione di tutti i cittadini”), ordinando la distruzione dei sigilli comunali. Esse sopravvissero, in quella forma, sino all’abolizione del feudalesimo voluta da Giuseppe Bonaparte (decreto 2 agosto 1806).

Dalla scissione della Universitas di Pescara nacquero i Comuni di Pescara, sulla sponda sud del fiume e Castellammare su quella nord.

L’unificazione dei due Comuni di Pescara e Castellammare Adriatico del 1927, non fu altro che un ritorno. Proprio il fiume, che fa parte ormai del DNA cittadino, fu in quel recente passato, elemento di divisione della comunità residente. 

L’Amministrazione civica di Castellammare fu aggregata al circondario di Città Sant Angelo ed apparteneva alla Provincia di Teramo mentre quella di Pescara fu aggregata alla Provincia di Chieti.

Nel 1807, al momento della nascita, Castellammare contava circa 1.500 abitanti sparsi prevalentemente nella zona collinare, mentre gli abitanti di Pescara abitavano prevalentemente all’interno delle mura della Fortezza. I due territori, seppur vicini, vivevano di un’economia profondamente differente. La scelta della separazione fu conseguenza di una discordia storica tra le due sponde del fiume e rispondeva alla riforma amministrativa del Regno del 1806 che ordinava la formazione dei decurionati e consigli provinciali e distrettuali e la conseguente sostituzione della figura del  Camerlengo con quella del Sindaco.

Al momento della divisione sorse una discordia di carattere amministrativo e contabile poiché e i nuovi amministratori non ritenevano doversi accollare i debiti della vecchia gestione.

Ci fu un tentativo di riunificazione capitanato da Pescara ma che fu presto smentito da una comunicazione del Ministero dell’Interno del Regno del 17 gennaio 1810. Solo l’anno dopo i due Comuni trovarono un accordo.

L’economia di Castellammare fu sempre legata alle attività agricole, sviluppate soprattutto nella zona collinare e su alcuni lotti in pianura, ed alle attività di pesca sorte sulle sponde del fiume, anche grazie all’arrivo di equipaggi provenienti da altre Regioni. L’economia del borgo non modificò la sua natura fino al  16 maggio del 1863 quando  fu inaugurata la stazione ferroviaria che fu, comunque, denominata ufficialmente “Stazione di Pescara”, sulla linea adriatica. Questo evento rappresentò un grande impulso per l’economica locale, sia per l’inizio di attività legate al commercio, sia per lo sviluppo del turismo  settore fondamentale per la vita economica di Castellammare. 

Nel giro di due decenni, però, la zona tra la stazione ed il mare prosperò e fu largamente edificata poiché i latifondisti teramani si avvidero delle possibilità di sviluppo ed acquistarono, a prezzi irrisori, le relative aree, facendo tracciare strade a spese del comune e cominciarono ad urbanizzare la zona.

Incessante fu l’opera di Leopoldo Muzii che traghettò Castellammare Adriatico attraverso i mutamenti della storia.

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