Prima Pescara

La Fortezza di Pescara

Nicola MontiI sotterranei della Fortezza di Pescara di Nicola Monti.

Nel 1973, durante i lavori di costruzione del nuovo tracciato ferroviario, un operaio trovò casualmente l’ingresso ai sotterranei della Fortezza. Con una scala di fortuna le autorità locali si calarono nell’ampio salone a mattoni con cielo a carrozza. Il resto dei sotterranei rimase inesplorato per cui non se ne conosce la reale estensione. Si ipotizza però che potessero essere usati come rimessa di merci o come via di fuga. In quel frangente furono scattate alcune foto e l’entrata fu richiusa in attesa della riapertura definitiva. I sotterranei non furono quindi volontariamente esplorati.

A tutt’oggi, dopo 42 anni, i lavori di ripristino non sono stati ancora svolti anche se le cose sono andate parecchio avanti. C’è infatti un nuovo interesse alla componente storico/archeologica ed anche la popolazione è sensibile alle radici culturali della città.

Il punto preciso dell’apertura sarebbe sulla golena sud, vicino alla rampa in legno della pista ciclabile.

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Ma facciamo un passo indietro. La Fortezza fu voluta da Carlo V nel 1500 e negli anni estese le sue dimensioni. La ferrovia, che arrivò dopo il 1860 si posizionò sul bastione Sant’Antonio della Fortezza, difendendo di fatto quella zona da lavori edilizi dal 1880, anno della definitivo smantellamento dei bastioni, ad oggi.

Il 5 novembre del 1574, Padre Serafino Razzi nel suo libro “I viaggi in Abruzzo”, così descrive la fortezza:
bb1Alli 5 di Novembre, detta la Santa Messa, ci partimmo da civita di Chieti, e cen’andammo per la via del monte, e più lunga e più fallareccia, ma più ariosa e più asciutta verso la nominata fortezza, e Marchesato di Pescara, posta su la foce di detto fiume, e su la marina, quasi propugnacolo, a difesa di tutto l’Abruzzi. Sono da Chieti a Pescara intorno a otto miglia. E’ Pescara una fortezza, fatta a disegno militare, e di mura e di sito quasi inespugnabile, bagnandola da un lato, anzi partendola per mezzo il rapidissimo detto fiume da cui ella tiene il nome, e da un’altra il mare. bb3E se ben ella è del  marchese di lei e del Vasto, il presidio non di meno è di spagnuoli. E per esservi l’aere cattivo, non è abitata per la maggior parte, se non da forestieri, che ci vengono d’altre provincie, e ci guadagnano assai quando ci stanno sani per la commodità del mare. Da questa fortezza – che deve essere di giro circa mezzo miglio, che vien divisa dal predetto fiume in due parti e dall’una delle quali si passa all’altra da un ponte stretto di legno -, havendo bevuto fuori a una osteria, e vedute alcune barche e navili che levavano botti d’olio, partimmo verso civita Sant’Angelo. E pigliando il viaggio accanto alla marina, per quattro o vero cinque miglia di pianura fino alla foce del fiume Salina, havemmo dilettevole andare. bb4Imperocchè pascevamo gli occhi di vaga verdura di mortella, e di pini selvatichi, che facevano quasi festoni alla riva del mare. Pascevasi ancora il gusto con la dolcezza della legorizia, che assai copiosa nasce in quella riviera, e ne portammo alcune grosse radici con noi, né ci fu malagevole di haverle, essendo state da uno aratore col vomero nel campo scoperte. L’udito parimente egli ancora havea l’atto suo secondo, e la operazione o sensazione, con ciò fosse cosa che il mare alquanto sdegnoso, con le sue  spumose onde percotendo il litto si faceva da noi con non molto molesto mormorio.

 La speranza di noi appassionati di storia pescarese è che non solo le autorità cittadine ma anche gli imprenditori privati possano prendere a cuore la riapertura dei sotterranei della Fortezza di Pescara. Perché valorizzando il patrimonio si valorizza l’orgoglio di appartenenza. E solo conoscendo le nostre radici potremo capire quale futuro ci è più consono.

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