Prima Pescara

Anche gli spettatori “protagonisti” del circuito automobilistico di Pescara di Claudio Monticelli (agosto 1961)

Ai primi di luglio ci sarà la terza edizione della rievocazione del “Circuito di Pescara”.

Cogliamo l’occasione per riproporre un bellissimo articolo apparso sulla rivista ufficiale di presentazione del 27° GP Pescara che ci racconta “la corsa oltre l’asfalto” tra costumi e aneddoti degli spettatori pescaresi.

Le scampagnate notturne, i superficiali e i “raffinati”. In tribuna il pescarese non paga. Oggi si balla coi giradischi portatili mentre una volta ci si accontentava di una chitarra o al massimo di un organetto. Zona più ricercata dagli spettatori gitanti è sempre stata quella tra Spoltore e Cappelle. La manifestazione ha sempre avuto l’aspetto di una festa popolare.

Non so se in tutti i posti dove per una lunga tradizione si disputa una grande corsa automobilistica si verifichi la stessa cosa; a Pescara comunque è così, o almeno lo è stato per moltissimo tempo; più che una gara sportiva, per anni e anni quella che si è svolta è stata una cerimonia, una sagra, una festa popolare. Protagonisti di questa orgia motoristica di mezz’agosto, a voler approfondire le cose, non sono stati veramente piloti e macchine, ma gli spettatori intorno al circuito.

E’ vero che i corridori, poveretti, si sono sempre dati da fare per rendere interessante la corsa, per avvincere l’attenzione, per suscitare emozioni. Ma, a rifletterci bene, in che misura possono influire i corridori su gente che si vede passare si e no quindici o sedici volte, una volta ogni dieci dodici minuti?
Pensate: la corsa dura intorno alle tre ore, talvolta sei, quest’anno quattro. Durante tutto questo tempo, quello che poi sarà il vincitore della gara passerà per un certo numero di volte, a larghi intervalli; e così il futuro secondo arrivato, il terzo, eccetera.
Nei generosi lassi di tempo tra un passaggio e l’altro, la bruna striscia d’asfalto resta deserta, il pubblico resto solo su se stesso.

Innanzi tutto, c’è spettatore e spettatore; in secondo luogo, c’è posto e posto per vedere la corsa. Ci sono quelli che, sia o non sia pregiata l’edizione della gara, corrano i grossi calibri o le mezze cartucce, da anni immemorabili sentono il dovere di partecipare ad un rito che non muta col mutar dei costumi: ci si avvia in liete comitive verso la mezzanotte; capaci fiaschi colmi di vino, grossi fagotti che celano timballi e polli arrosto, “cetroni” ben maturi e crocchianti alla pressione delle mani costituiscono il vettovagliamento della spedizione; la quale scherzando e divertendosi, arriva a destinazione alle prime luci dell’alba.
La sede prescelta è suggerita da lunga esperienza è qualche località donde si possa dominare una bella serie di curve, o spaziare su lunghi tratti del circuito.

Tra Spoltore e Cappelle ricordo, erano i luoghi preferiti di queste scorribande ferragostane dei tempi miei. Non so se ora sia la stessa cosa, ma forse si; probabilmente l’unica differenza sarà questa: che una volta per ingannare l’attesa prima del “Via”, o per passare il tempo tra un passaggio e l’altro, si cantava e si ballava alla meglio al suono di una chitarra o di un organetto, mentre ora i giradischi portatili adempiono più vantaggiosamente alla bisogna.

Ma oltre a questa categoria di spettatori-gitanti, che vanno più a godersi una scampagnata che a seguire una gara, ci sono anche i raffinati, i maniaci dell’automobilismo: quelli che si piazzano ad una curva, polizia permettendolo, e se ne stanno ore ed ore a misurare con occhi grifagni le sbandate, le riprese, le frenate e altre storie del genere; quelli che vi sanno dire a quanti millimetri dalle balle di paglia passava questo o quel campione, o quanti centimetri a curva Tizio riguadagnava su Caio.

A proposito di curve e rettilinei, devo aprire una parentesi: mi è sempre capitato di sentire, in tutte le edizioni del Gran Premio Pescara, discorsi tra “appassionati” che vertevano tutti sul medesimo tema: “Vedi quello li ha la macchina più potente, e si avvantaggia da Cappelle a Pescara; ma quell’altro da Pescara a Cappelle, dove sono le curve, gli fa mangiare la polvere….peccato che abbia un motore meno potente!”. Sempre cosi ogni anno: il più bravo – secondo i tifosi – non ha mai la macchina migliore; guadagna in curva e perde in rettilineo….sempre cosi ogni anno, e certamente lo sentirete anche questa volta…Sempre così, tanto da sembrare una leggenda; e forse lo è…

Abbiamo infine lo spettatore da tribuna, quello che rinuncia ad assistere alla corsa se non può accedere alle magiche e provvisorie scalee. Intendiamoci non parlo di colui che sborsa regolarmente il suo denaro per acquistare il diritto di ingresso in tribuna. Un tipo simile non può essere un pescarese.

Un pescarese autentico si ritiene vinto dal destino, battuto dalla malasorte, odiato dagli uomini e dalla natura, se non riesce ad entrare in tribuna sventolando il suo glorioso “biglietto omaggio”.

E non è che voglia sbafare per tirchieria: che sono, in fondo, mille lire in più o in meno? E’ invece una questione di principio: non c’è gusto, per me pescarese, ad entrare in tribuna pagando. Del resto chi non ricorda quanti mormorii e quante disapprovazioni ci furono l’anno passato, per la decisione di concedere l’ingresso gratuito a tutti?

Queste, più o meno, sono le cose interessanti da osservare in mezzo al pubblico che segue la grande competizione Pescarese di ferragosto.

Poi, naturalmente, per chi volesse interessarsene, c’è anche il vincitore della gara, che alla fine viene adeguatamente festeggiato…

Ma in quel momento già la massa sta sfollando, e se provate a domandare: “Chi ha vinto?”, otto persone su dieci, tra gli spettatori che marciano verso casa, vi diranno: “Bah!…mi pare il 38…o era il 42?…non so… non ricordo”.

Agosto 1961 – Rivista ufficiale del 27° GP Pescara

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