Prima Pescara

Tommaso Cascella e Gabriele D’Annunzio

FrancesiD'Annunzio

Inverno 1914, la guerra è iniziata da pochi mesi e le truppe tedesche avanzano in direzione occidentale verso la Francia. Sul fronte francese un giovane Tommaso Cascella è intento a riprendere le scene di guerra con i suoi disegni. Si trova li in qualità di inviato per la rivista del padre Basilio: “La Grande Illustrazione”. Con i tedeschi che marciano in direzione di Parigi, nella concitazione delle operazioni di combattimento, dei soldati francesi scambiano Tommaso per una spia ritenendo contraffatti i suoi documenti. Cascella viene portato in prigione dove è costretto a vivere in condizioni terribili e dove tra mille stenti perde rapidamente la speranza di uscire vivo da quell’inferno. Grazie all’aiuto di un soldato transalpino di origini italiane, riesce tuttavia a far inviare un messaggio a Gabriele D’Annunzio che in quel periodo si trova proprio a Parigi. Passano altri lunghissimi giorni, fino a quando verso la fine di dicembre, viene prelevato che è ancora notte e trasportato nella capitale francese dove affronta un ulteriore interrogatorio e dove sente ormai crescere in sé la paura di essere ad un passo dalla fucilazione. La sorte però non gli è avversa e, scortato dai soldati francesi, viene inaspettatamente condotto nella dimora parigina di D’Annunzio e qui, nella sala d’ingresso, attendendo di incontrare il Vate, nota qualcosa di familiare. Sopra un grosso tavolo, troneggia una meravigliosa pianta disseccata di peperoni rossi di quelli che in Abruzzo sono chiamati i diavoli per il colore rosso e per il sapore bruciante, notoriamente ritenuti potenti antidoti contro la malasorte. La visione di quella pianta infonde in lui un insperato ma bellissimo senso di serenità, un senso di protezione tipico di quelle immagini, di quei soli elementi familiari che in un istante riconducono la mente alla propria terra. E quella pianta, in quel momento, per il giovane Cascella rappresenta Pescara, l’Abruzzo, la salvezza.
Qualche attimo e, finalmente, con gli occhi ancora intorpiditi dal sonno, avvolto in una tonaca bianca, appare D’Annunzio. Dopo una iniziale esitazione, osservando il malridotto compaesano, il Vate tutto d’un tratto esclama rivolto ai francesi: “Cosa avete fatto a questo ragazzo?”. Lo stringe a sé in un caloroso abbraccio e si rivolge a lui in pescarese: “Che t’hanne fatte, arcunt, arcunteme!”. D’Annunzio quindi scrive al generale francese Joseph Simon Gallieni circa l’identità del giovane che di li a qualche giorno potrà finalmente ripartire per l’Italia.
Racconta Cascella che, prima di salutarsi per l’ultima volta, ricevette dal Poeta la richiesta di recapitare, per suo conto, delle rose ad Eleonora Duse.

Fonte: Tommaso Cascella “Con Gabriele D’Annunzio a Parigi nel 1914 : come venni liberato dal carcere e dalla fucilazione.” – Pescara – A cura dello Studio dei pittori Cascella, 1963

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