Prima Pescara

Il volo su Vienna

D'Annunzio e la grande impresa.

"Se non arriverò su Vienna, io non tornerò indietro. Se non arriverete su Vienna, voi non tornerete indietro. Questo è il mio comando. Questo è il vostro giuramento. I motori sono in moto. Bisogna andare. Ma io vi assicuro che arriveremo. Anche attraverso l’inferno..."

 Nonostante D'Annunzio avesse proferito questa frase estremamente aggressiva, il volo su Vienna non fu una missione militare ma una rilevante operazione politico/psicologica. Il volo su Vienna fu altresì importante per diversi aspetti. Il primo di questi, nient'affatto trascurabile, è quello tecnico. Il volo infatti, è per prima cosa una sfida contro i limiti e le capacità dell'uomo, della macchina, contro le condizioni meteorologiche, contro la natura stessa.

La missione su Vienna venne ideata da D'Annunzio nell’ottobre 1915 al ritorno da un volo su Trento, quando a margine di una fotografia aveva scritto “Donec ad metam: Vienna!” “Fino alla meta: Vienna”.

Il Vate, certo di poter portare a termine la missione, la propose al Comando Supremo, ma le capacità tecniche, in relazione all'autonomia di volo dei velivoli che a quel tempo erano in uso alla Regia Aeronautica, ne sconsigliavano la realizzazione. Infatti l'impresa di D'Annunzio doveva essere realizzata con il trimotore Caproni (in uso a quel tempo),  l'utilizzo dell'aereo era considerato pericoloso. Innanzitutto per l'autonomia, avrebbe avuto bisogno infatti di rifornirsi in territorio nemico, quindi era assolutamente impossibile, per non considerare la velocità e l'altitudine di volo. Il lavoro di preparazione della missione sarebbe quindi stato particolarmente difficile.

D'Annunzio, che non era pilota ma Maggiore osservatore della regia Aeronautica militare, dovette trovare il velivolo adatto, aumentarne la capacità di volo e trovare una giornata limpida per effettuare le prove di durata. Ricordiamo infatti che a quei tempi il volo era a vista, al massimo con cartina, bussola e cronometro.

sva locatelliIl piano si potè realizzare impiegando gli SVA,  (Savoia-Verduzio-Ansaldo). Questi aerei avevano una capacità di volo, di velocità e di quota superiore ai Caproni. D'Annunzio stesso volle delle modifiche ai serbatoi per rendere l'autonomia di volo del velivolo adeguata.

Nel 1917 fu autorizzato dal Comando Supremo a compiere un volo di prova di mille chilometri su territorio italiano e, nonostante il cattivo tempo riuscì perfettamente. Nel giugno del 1918 ottenne finalmente l'autorizzazione al compimento della missione. L’impresa si sarebbe compiuta entro i primi dieci giorni di agosto con undici velivoli SVA.

Il Comando Supremo però ci tenne a precisare:

"Il volo avrà carattere strettamente politico e dimostrativo; è quindi vietato di recare qualsiasi offesa alla città ... Con questo raid l'ala d'Italia affermerà la sua potenza incontrastata sul cielo della capitale nemica.

Sarà vostro Duce il Poeta, animatore di tutte le fortune della Patria, simbolo della potenza eternamente rinnovatrice della nostra razza. Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria". Proprio quest ordine chiarifica lo scopo pacifico e dimostrativo della missione che sarebbe potuta tramutarsi in un massacro di civili inermi.

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Alle ore 05:50 del 9 agosto 1918 gli uomini dell'87a squadriglia "La Serenissima" decollarono con gli undici aerei SVA (di cui solo uno biposto, espressamente modificato da D'Annunzio, pilotato dal Capitano Natale Palli), pilotati da Palli, Locatelli, Allegri, Sarti, Ferrarin, Censi, Aldo Finzi, Granzarolo, Masprone e Contratti. I velivoli di Ferrarin, Masprone e Contratti dovettero atterrare subito dopo il decollo, mentre Sarti a causa di problemi tecnici al motore dovette atterrare sul campo Wiener-Neustadt sabotando lo SVA prima di essere catturato. I rimanenti sette SVA volarono sul cielo di Vienna verso le 9.20 e dopo aver effettuato delle foto iniziarono il lancio di cinquantamila volantini scritti da D'Annunzio, e trecentocinquantamila volantini tricolore, con traduzione in tedesco, del testo scritto da Ugo Ojetti, che invitavano gli austriaci alla resa.

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« In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo. Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l'Italia! »
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VIENNESI!
Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d'odio e d'illusioni.
VIENNESI!
Voi avete fama di essere intelligenti. Ma perché vi siete messi l'uniforme prussiana? Ormai, lo vedete, tutto il mondo s'è volto contro di voi. Volete continuare la guerra? Continuatela, è il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria decisiva è come il pane dell'Ucraina: si muore aspettandola.
POPOLO DI VIENNA, pensa ai tuoi casi. Svegliati!
VIVA LA LIBERTÀ!
VIVA L'ITALIA!
VIVA L'INTESA!
La notizia del raid fece in poche ore il giro del mondo. Il Maresciallo austriaco Conrad dichiarò che il sensazionale volo di D’Annunzio costava all’Austria più di una battaglia perduta; il 4 novembre 1918, infatti, venne firmato l'armistizio di Villa Giusti che sanzionò la fine dell'Impero austro-ungarico e la vittoria dell'Italia nella Grande Guerra. Un comunicato ufficiale del Comando Supremo riportò:
« Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposti, al comando del maggiore D'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche, raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti.Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione.I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di aviazione alle 12:40.Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt.
  dan volo   Il ritorno al campo di volo avvenne dopo circa sette ore e mille chilometri di volo.

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