Prima Pescara

Le cento città d’Italia”. Supplemento illustrato del Secolo, del 31 luglio 1902.

10417574_749557201767533_1488721849004282778_nTratto da “Le cento città d’Italia”. Supplemento illustrato del Secolo, del 31 luglio 1902.

Inseriamo oggi la descrizione di questo stupendo inserto che siamo riusciti a reperire dopo una lunga ricerca.

Inizia con la descrizione dei luoghi delle gole di Popoli con quella forma di scrittura poetica che allieta e rinfranca l’immaginazione del lettore.

“LA VALLATA DELLA PESCARA”.
Dalla catena degli Appennini, presso le gole pittoresche di Popoli dov’è un alito di poesia Ariostesca per boschi cedui e aromi di piante selvatiche e suon d’acque da rupi e faune canore e di rapina e di caccia; dove allegran le vette quasi di bronzo antico le fiammanti sorgenti del Sole, e treman quasi sgomente le mestizie de’ tramonti tutt’ombra e raccoglimento; dove col giorno l’anima è grandemente umana, augustamente divina con la notte, e poche umili case su balzi intendon la vita, e pochi pascoli brucan la profferta del verde; presso le gole pittoresche dove la storia antica e la medieva urtaron la possanza brunita dell’arme, due più ricco, sempre più ricco e pigro- tardis flexibus errat, come il Mincius Vergiliano – e con regime costante nel corso inferiore.

Qui appunto il paesaggio apre la più alta, la più grande vista; qui tutto è vita perchè tutto opera: e la vanga dell’uomo, e l’aratro de buoi, e il miracolo del seme, e l’aria del cielo e del mare.

E per la dolcezza de’ clivi che salgono lento verso le fecondità e come dal favore biblico di un battesimo attinto dal fiume; per la dolcezza che indugia in brevi piani feraci e ingrappola villaggi e paesi come glicini, quante messe e quante frutte e quant’oilo!

Fin qui la poetica descrizione della valle del fiume Pescara dalle gole di Popoli in giù. In particolare mi piace far risaltare la forte vocazione agricola della zona con le sue eccellenze. Quante messe, quante frutte e quant’olio.

In prossimità della foce, fra le colline di Castellammare Adriatico e quelle di Pescara, un’ampia mirabile pianura si distende, divisa dal canale navigabile del fiume, lambita dal mare.

focecasermaQui, su questa contrafforti superbi, quasi paralleli corrono, e pajon braccia titaniche, sino alla grande deità dell’Adriatico: fra essi, il fiume Pescara, famoso per le sue impetuose piene devastatrici a periodi di 14 anni in media (nel sec. XIX se n’ebbero in codesti anni: 1819, 1827, 1839, 1846, 1857, 1878, 1887, 1888).Il fiume Pescara, tra i maggiori d’Italia, è così chiaro, lucente, scintillante quando nasce in polle iridescenti, in freschi ribollimenti come cantasse una canzone silvana; così umile di linfe per un buon tratto, eppure percorso di trote, di gamberi, di rane; e via via, sul cammino di mite pendenza, pianura, le due città che un gorno, tutt’un’anima, un interesse, una giurisdizione, si chiamarono Aternum.

Fantastica la descrizione delle acque del fiume, chiare, lucenti, scintillanti, in un fiume privo di inquinamento, riccamente popolato delle sue eccellenze, trote, gamberi e rane.

Fin qui la bella descrizione fino alle porte della Fortezza, in un prossimo articolo leggeremo insieme il resto.

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