Prima Pescara

L’assedio di Francesco D’Evoli, duca di Castropignano alla piazzaforte di Pescara

epistoleIl 20 gennaio 1758, dopo una vita avventurosa moriva il Capitano Generale duca di Castropignano. Nelle famose epistole di Bernardo Tanucci, la scoparsa veniva comunicata al marchese Caracciolo a Torino. Così viene ricordato l’evento.

“Ieri sera cessò di vivere in età d’anni 73 il Capitan Generale duca di Castropignano, il cui cadavere è stato di qua trasportato a Napoli per esservi inumato colle formalità consuete. “

Nella storia di Pescara ci sono moltissimi episodi di guerra. Pescara infatti fino a prima dell’unificazione dell’Italia da parte del regno Sabaudo è stata per secoli una roccaforte, piazzaforte, luogo di guarnigioni e di conseguenza un luogo di guerra.

Una di queste stofortezza1707-02rie è quella dell’assedio della fortezza di Pescara da parte del duca di Castropignano, Francesco D’Evoli. Questo episodio portò all’annessione dell’Abruzzo al costituendo regno delle due sicilie. Alla fine dell’articolo potrete leggere la descrizione degli eventi.

Ma chi era il duca di Castropignano. Questa antica casata discende molto probabilmente dai normanni. Francesco d’Eboli, il cui nome venne italianizzato in d’Evoli, nacque a Castropignano nel 1693, era di famiglia patrizia napoletana. Divenne duca di Castropignano dal 1723, ottenne il Grandato di Spagna di prima classe nel 1737; fu cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro, cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, Presidente della Giunta di guerra del Re di Napoli; nel 1735 sposò Zenobia Revertera, figlia di Nicola Ippolito, duca di Salandra.
Passò la sua vita sotto le armi, ricoprì il grado di Luogotenete Generale della Cavalleria napoletana a Bitonto nel 1734 e contro l’esercito austriaco nella campagna di conquista della Puglia. Comandò le milizie napoletane per la conquista di Pescara e di Velletri.

Nelle foto in galleria si possono osservare il blasone nobiliare ed i ruderi del castello di Castropignano.

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Ma analizziamo il contesto storico.

L’Italia veniva da sedici anni di dominazione austriaca quando, dopo la morte del re di Polonia, Augusto II, avvenuta nel 1733, a causa di problemi d successione, si verificò un contenzioso fra le grandi potenze d’Europa che portò ad uno scontro militare.
I pretendenti alla successione erano Augusto di Sassonia, nipote dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo e   Stanislao Leszczynski (che divenne  re), suocero del re di Francia Luigi XV. La scelta non soddisfò l’Austria, poichè a causa di quella scelta, l’influenza della Francia invadeva una zona che l’Austria riteneva di sua competenza. Le truppe austriache, con i loro alleati russi invasero la Polonia ed imposero con le armi Augusto III quale legittimo re di Polonia. Contro l’Austria scese in campo, una coalizione formata dai Borbone di Francia e di Spagna e Carlo Emanuele III di Savoia (che ambiva al possesso della Lombardia).  Inoltre Francia e Spagna, oltre alla sorte del trono di Polonia, spostarono i loro interessi politico – militari anche in Italia, a quel tempo sotto la dominazione austriaca.

La situazione in Italia.

Filippo V di Borboneuropa 1730e, re di Spagna, affidò ufficialmente la direzione delle operazioni in Italia al figlio diciassettenne Carlo, duca di Parma e Piacenza, cui aveva trasferito i diritti suoi e della Spagna sui regni di Napoli e di Sicilia. Ma il comando effettivo era del conte Montemar. L’armata spagnola sbarcò sulle coste Toscane e si diresse verso Napoli. Il viceré austriaco Giulio Visconti, non potendo contare né sul favore della popolazione né su consistenti forze, potè solo fortificare le opere di difesa.
La flotta spagnola, intanto prese possesso delle isole di Ischia e Procida. Carlo, invece si diresse verso Napoli, esortando le popolazioni ed informandole della sua volontà di liberarli dalla dominazione austriaca ed assicurando di voler governare con equità. Si fece benvolere dala popolazione distribuendo oro ed argento. Nel frattempo l’esercito spagnoloebbe uno scontro con gli antagonosti austriaci a Mignano, ma al comandate, il conte Daun, non rimase che rifugiarsi a Capua (marzo 1734).
Carlo quindi conquistò Maddaloni ed entrò, attraverso porta Capuana, a Napoli (maggio 1734) , ormai abbandonata dal viceré austriaco. La popolazione lo accolse con favore. Mentre Carlo si insediava, le truppe austriache si ritirarono verso Bari schierandosi a Bitonto dove gli spagnoli, guidati da Montemar ottennero una facile vittoria (il duca d’Evoli fu Luogotenete Generale della Cavalleria napoletana), inducendo tutte le città che parteggiavano per l’imperatore, eccetto Brindisi e Lecce, ad arrendersi. Montemar inviò contingenti alla conquista dell’Abruzzo (il duca d’Evoli conquistò Pescara) e della Calabria e della fortezza di Gaeta prima di rientrare a Napoli a ricevere il titolo di duca di Bitonto.

La pace di Vienna (1735-38), confermò Carlo di Borbone (Don Carlos) quale re di Napoli e di Sicilia, chiamato Regno delle due Sicilie (1734-1759)  ed i Presidi toscani
Dopo circa due secoli di vicereame, i regni di Napoli e di Sicilia avevano un proprio re. Situazione che si manterrà fino alla unificazione del Regno d’Italia.

Da quel momento la piazzaforte di Pescara ebbe un ruolo importante infatti è nota l’epigrafe:

  « HÆC EST CIVITAS ATERNI PORTA APRUTII ET SERA REGNI. »
« Questa è la città di Aterno, porta degli Abruzzi e confine del Regno. »

 Dal libro “la vitaLe vite de’ più celebri Capitani e soldati Napoletani, scritto da Mariano D’Ayala in Napoli nel .1843

“Combattuta la celebre giornata del 25 maggio 1734 nei piani di Bitonto, ristorati i negozi di guerra mezzanamente, addi 28, veniva comandato che il Castropignano con sufficiente soldatesca si addirizzasse negli Abruzzi per istringer di assedio la città forte di Pescara, cui seicento imperiali guardavano; e le navi armate nella marina di Bari, la notte precedente cariche di munizioni d’ogni maniera, confortato avessero quella impresa. Colà giunto addi 5 giugno, e avuta negazione all’intimata resa, facea quegli sbarcare le grosse artiglierie, e cominciate le trincee e le batterie, comandava piantarvele subitamente. E addi 12 giungevano in quella spiaggia  dell’antico Aterno le navi da guerra e da sopraccollo spagnuole, e così andaronsi viemglio accelerando i lavori. Appresso due giorni il tenente colonnello Giuseppe Leoni spedito dal Castropignano entrava vittoriosamente nella città dell’Aquila per cominciare dipoi l’assedio del castello, la cui resa fu tantosto sottoscritta il 27. Ma ben altro valore mostrava la guarnigione di Pescara, la quale in due sapienti sortite apporto gravissimi danni agli spagnuoli. Per la qual cosa correndo il giorno vigesimo secondo di quel mese mandava il reggitore degli assedianti un corriere al duca di Montemar, altre artiglierie richiedendo ed altre munizioni. Co’ fatti per via di terra partivan molte bocche da fuoco daespugnar mura, e dugento muli carichi di bombe, altri proietti, e di materie da guerra, alle quali minizioni si univan poco di poi le gravi artiglierie trovate nel sopra  detto castello, erette sotto l’imperatore Carlo V da quel Luigi Escriva Valenzano, la cui opera erasi veduta innalzar poco prima al castello di San Erasmo in Napoli. Pure addì 17 luglio cessò alquanto il fuoco de’ merli, perocchè aprivasi una breccia dagli Spagnuoli, comunque le loro trincee avessero patito immensi danni per l’allagamento cagionato dalle acque del fiume, con arte e di soppiatto deviate. E vieppiù tacquero le offese, elassi pochi giorni; poscia che in maggior numero vedavansi scavalcati i cannoni. ma la sera del 25 un uffiziale recossi messaggio al Castropignano; e questi ascoltò con gentilissime maniere i patti del forte governatore Luigi Torres, il quale dovette alla fine cedere a più modeste condizioni, non onorevoli in vero per egregi difensori siccome quelli della fortezza di Pescara, sulla quale d’indi innanzi videsi sventolare la riverita bandiera di Carlo spagnuolo.

 

 

 

 

 

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