Prima Pescara

La stazione – Un borgo diventa città

NicoWebLa storia della Stazione. La storia di un borgo che diventa città.

Una Stazione ferroviaria rappresenta ovunque un punto di riferimento e d’incontro della popolazione residente. Pescara è stata, a memoria della generazione in vita, tagliata a metà dalla strada ferrata con i notevoli disagi che ne potevano derivare. Chi come me ha più di 40 anni ricorderà sicuramente il passaggio a livello del conservatorio o l’atrio della biglietteria della vecchia Stazione ferroviaria oggi sede dell’ICRA.

La storia della Stazione Ferroviaria ha invece un interesse notevole perchè grazie alla sua costruzione si diede l’avvio al procedimento di urbanizzazione della costa cittadina. Storicamente infatti il borgo di Castellammare era situato verso i colli a causa della presenza delle saline e paludi che rendevano insalubre la zona marina.  La zona abitata era verso la Madonna dei 7 dolori, un piccolo borgo di pescatori (Borgomarino) e Villa del fuoco. Nel 1855 il Barone De Riseis paventò l’idea di realizzare una linea privata. Questa fu autorizzata dall’amministrazione Borbonica in cambio di una pensione di 750 ducati l’anno per 50 anni. Il progetto però non fu realizzato. Infatti per il Regno di

 

Napoli , Castellamare non aveva alcuna importanza commerciale. Rappresentava solo un fondamento dal punto di vista militare, pur riconoscendo l’importanza di costruire una dorsale adriatica che si congiungesse con la ferrovia al Tronto.  Il nuovo Regno Sabaudo invece procedette all’unificazione anche attraverso la costruzione di linee ferroviarie. Non fu solo un utile strumento di trasporto militare. Quella della dorsale Adriatica fu motore incontrastato di sviluppo per tutte le zone attraversate. Ricordiamo anche che viaggiare tra gli appennini in quei tempi era molto pericoloso a causa dei briganti.

I lavori furono appaltati alla Società delle Strade Ferrate Meridionali, società con capitale interamente italiano di 100 milioni di lire, grazie alla cordata di 92 banche. Il conte Pietro Bastoni, Presidente del Consiglio d’Amministrazione della Società , ), il 27 aprile 1863, in occasione della prima corsa di prova, dichiarò:

Vinti ostacoli in ogni maniera la locomotiva passa oggi il Tronto, e Pescara è improvvisamente la testata di quella gran linea che dal Cenisio accenna all’estrema punta del litorale adriatico. E’ un grande avvenimento che, mercé vostra, la locomotiva riporti trionfalmente il prode e leale Re Vittorio Emanuele per quel medesimo cammino che trenta mesi fa batteva col suo cavallo di guerra, recando alle provincie napoletane la libertà, recandovi oggi, dopo trenta mesi appena, i primi frutti di quella libertà e gli strumenti più validi della civiltà, della prosperità, della grandezza della Nazione”.

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Quattro giorni dopo l’inaugurazione del Presidente del Consiglio d’amministrazione, conte Bastoni, arrivò a Pescara il principe Umberto I, stavolta per inaugurare la stazione ferroviaria (in legno). Per commemorare la visita infatti, a lui fu dedicata la via principale della nascente città. Il re Vittorio Emmanuele II arriverà  a novembre del 1863 inaugurando il tratto successivo.

Dalla Gazzetta Ufficiale del 18 maggio 1863.

“Alle ore 06:12 del mattino 17, Sua Altezza partì a inaugurare l’apertura della linea del Tronto alla volta di Pescara, ove giunse alle 11 ore antim. dopo felicissimo viaggio, e discese tra la folla accalcata e plaudente, accompagnato da monsignor Gianpaolo vescovo di Larino, dai Ministri conte Menabrea e commendatore Manna, dal presidente della Camera dei deputati, da S. Ecc. il barone Ricasoli e S. Ecc. il generale Cialdini, dal segretario generale dell’interno commendatore Spaventa, dai generali Villamarina, Reccagni e Longoni, da molti membri del Parlamento e dai Prefetti delle Provincie finitime.

All’atto dell’inaugurazione Monsignor vescovo di Larino impartì la benedizione e disse un applaudito discorso. Un dispaccio da Giulia ci annunzia che la festa riuscì oltremodo splendida per infinito concorso di popolazione. La Guardia nazionale, i cittadini, e soprattutto il clero gareggiarono in attestare il loro ossequio all’Augusto Figlio del Re d’Italia, e fu un continuo grido generale di Viva il re! Viva l’Unità Italiana! Viva il Principe Umberto! Compiuta l’inaugurazione S.A.R. partì alla volta di Chieti alle ore 4 pom. e vi giunse alle 6.”

Quindi, come riportato nei documenti presenti in galleria, il 17 maggio del 1863  alla presenza del principe Umberto I e di numerose autorità civili, militari ed ecclesiastiche venne inaugurata la tratta ferroviaria Ancona-Pescara. Il principe Umberto, futuro Re Umberto I, tagliò il nastro, tra il giubilo della popolazione, dando il via ai collegamenti della Ferrovia Adriatica Ancona – Pescara e che arriverà fino ad Otranto, nel settembre del 1872. I tempi di percorrenza si accorciarono notevolmente ed iniziarono a transitare merci e passeggeri. In un famoso libro, usato anche come libro di testo nelle scuole, l’Abate Stoppani diceva che ” alcuni anni fa gli era un gran viaggio, ora è un volo d’uccello”.

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Grazie alla movimentazione di merci e passeggeri, nei pressi della stazione iniziarono a sorgere i primi nuclei abitativi dei ferrovieri mentre sul piazzale sorsero le prime attività commerciali ed alberghi. La trasformazione del borgo ebbe inizio facendo intravedere gli albori della città.

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Ma perchè la stazione di Pescara fu costruita a Castellamare e soprattutto in quella posizione, allora desolata. Facciamo un passo indietro nel tempo e proviamo ad immaginare. Sappiamo che la zona abitata, come abbiamo già detto, era quella arroccata sui colli e lungo il fiume (Borgomarino). La piazzaforte ormai era in via di costante demolizione, compresa la parte della polveriera di Rampigna. Questo scenario si trovarono di fronte gli ingegneri della ferrovia quando, arrivando da Nord lungo la costa, giunsero nei pressi del fiume. Prima di costruire un ponte decisero di edstazdepositoificare una stazione provvisoria in legno, chiamata stazione di Pescara. Infatti quella zona di Castellamare non era ancora abitata e consentiva ampia libertà ai costruttori. Sull’altra sponda del fiume, invece, si trovava in primo luogo la piazzaforte in via di smantellamento e poi il centro abitato di Pescara ed i terreni coltivati. Castellamare Adriatica, che al censimento del 1861 risultava essere più popolosa di Pescara, colse l’occasione e lo sviluppo fu inevitabile, iniziò l’urbanizzazione della costa, prima con le abitazioni dei ferrovieri e poi via via un numero sempre crescente di ville e attività industriali.

 Gli abitanti di Pescara non accettarono l’esclusione e fecero tutto il possibile per ottenere, anche nella loro città, la tanto desiderata fermata. La stazione venne realizzata 20 anni più tardi con la denominazione “Porta nuova” e di cui oggi rimane la sola facciata.

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